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lunedì 13 ottobre 2008

Cyberspazio e Presentazioni... 2

Ricordate il mio post di quest'estate in cui immaginavo di fare una presentazione di "31 Ottobre" in un ambiente virtuale?

Ebbene, oggi ho letto una notizia... La presentazione di un libro avverrà proprio su Second Life!!

Si tratta del libro di Artemisia Lane, altrimenti conosciuta col nome reale di Maria Viteritti (Al di là del Muro, Lupo Edizioni). Seguo il suo blog da secoli... ormai, anche se non sono uno che lascia molti commenti in giro.
Ad ogni modo, per i frequentatori del mondo virtuale, la presentazione avverrà a "Torino Italy", alle 22 di domani (martedì). Tutto avverrà all'interno del teatro, dove l'autrice sarà intervistata da Jacaranda Flanagan.
Qualche pagina del libro sarà poi distribuita in un box...

Complimenti per l'iniziativa.



sabato 6 settembre 2008

E se un caro amico distribuisse il mio manoscritto su internet?

Come tutti gli scrittori, prima di decidere che una stesura è giunta finalmente alla sua forma definitiva, anche io do il manoscritto ad alcuni fidati "collaboratori" per avere un giudizio esterno su quanto ho scritto.
Sono persone fidate, anche se con gusti eterogenei, che vengono in possesso del testo originale con il solo vincolo di una stretta di mano. Tutto quanto si basa sull'amicizia, la serietà, la fiducia reciproca ma...

Se questa fiducia venisse violata, magari non intenzionalmente, da uno di questi "possessori" di un manoscritto inedito? Se il figlio di un amico prendesse il file e lo rendesse disponibile in rete, su un blog, su un forum, sul p2p... Se l'amico stesso lo consegnasse ad un suo amico (creduto fidato) e questo lo diffondesse... Cosa accadrebbe?

Non oso pensarci ma, tutto ciò è accaduto. Non è accaduto a me, è accaduto ad una scrittrice di successo (di cui ho recensito diversi libri). Parlo di Stephenie Meyer, che ha scoperto la diffusione non autorizzata di una copia, neppure definitiva, del quinto libro della sua saga sui vampiri (Twilights). L'autrice è rimasta sconvolta da questa situazione. Sconvolta perché ha visto crollare la sua fiducia verso gli amici più cari, perché ha visto buttato al vento tutto il lavoro destinato al quinto libro della sua saga, perché all'improvviso si è scoperta vittima del popolo di internet, della sua innocente incapacità di rispettare il lavoro altrui e... beh, voi cosa avreste fatto al posto suo?

Il libro non verrà mai completato. Non vedrà mai la luce editoriale. Essendo ancora in una sua stesura preliminare, la Meyer ha deciso di abbandonarlo completamente e di rendere disponibile le 264 pagine già scritte sul suo stesso blog. Tutto ciò per rovinare l'eccitazione dell'underground internettiano, tutto ciò per rovinare i piani dei tanti autodefinitisi robin-hood della rete, che hanno creduto di poter fare ciò che vogliono e di ignorare anche le fatiche altrui pur di andare contro ai diritti d'autore, ai prezzi di copertina, alle tasse e non so a che altro.

Gratis è bello!

Quante volte l'ho sentito dire. Molti miei amici si sorprendono che io comperi la musica, che non la scarichi attraverso i vari portali di p2p. Non capiscono che, per quanto i prezzi siano alti e ingiusti, questo tipo di rivendicazione va a danneggiare più l'artista che le multinazionali che immettono sul mercato i loro prodotti. L'artista, non solo non percepisce ciò che gli spetta di diritto, per il suo lavoro, il suo sudore, la sua creatività; l'artista perde anche la voglia di lavorare, di produrre, di creare. Il vero artista si sente tradito e si domanda: Chi me lo fa fare?

Voi lavorereste gratis?

Bisogna riflettere su questo concetto. Perché tradendo i nostri autori preferiti, finiamo per spingerli a smettere di produrre ciò che ci piace tanto. Ragionando al lungo termine, questo comportamento potrebbe portare un appiattimento della cultura. Le multinazionali continuerebbero a sfornare musica ma, non ci sarebbe più il "vero artista" dietro a quei prodotti ma, semplici equipe di "specialisti", dei mercenari pagati a posta per buttare fuori qualcosa che possa piacere.
Basti pensare ai romanzi scritti con "lo stampino", ai gruppi musicali giovanili che produco musica banale e sempre uguale, ai film che non sono altro che remake di vecchie idee. Questo meccanismo è già iniziato...

So bene che i dischi, i film, e i libri costano troppo. Ma la pirateria non è la strada giusta... io non ho una soluzione, per questo ho deciso di pagare. Compro meno, in maniera più mirata, ma non mi lascio trascinare dalla facile e gratuita alternativa del p2p. Ritengo che l'autore debba ricevere qualcosa in cambio di ciò che mi da... e voi, invece?

Qui potete scaricare le 264 pagine di Midnight Sun, direttamente dal sito dell'autrice.




lunedì 18 agosto 2008

Il mio sito: Eterno Migratore...

Il mio sito assomiglia all'isola che non c'è... per raggiungerlo bisogna seguire la seconda stella a destra, e poi proseguire sempre dritto, fino al mattino. Ogni volta che diventa ben visibile, che appare nella prima pagina del buon Google, all'improvviso, arriva la brutta notizia.

La prima volta che misi su una pagina web, internet era agli albori. Erano gli anni novanta e il web hosting veniva fatto da poche grosse società di web hosting, che offrivano spazio gratuito in cambio di pubblicità. Le più grandi, all'epoca, furono Geocities e Xoomer... per lo meno erano le più conosciute. Io avevo un mio angoletto su Geocities, nel quartiere di soho... era una piccola coffeehouse in cui si poteva leggere i miei racconti, scaricare una piccola parte di Cometa... vedere le mie foto e, sorseggiare un caffé in mia compagnia (virtuale).
Un bel giorno, Geocities venne comprato da Yahoo... e cominciarono i dolori, la mia buchetta di posta cominciò ad essere bombardata di spam e, il tutto arrivava dai link di yahoo... visto che la mia connessione era molto lenta, fui costretto a migrare.

In quel periodo avevo appena sottoscritto un contratto con tin.it, perché il servizio internet del comune di Bologna era un po' in crisi e la connessione non era mai veloce a sufficienza (si parlava di 14k... contro i 56k di un provider come tin.it). Tin offriva, nel suo servizio di base, anche un piccolo spazio web. Decisi di sfruttarlo. Non durò molto... quell'indirizzo internet, perché Tin.it riuscì ad annettersi Xoomer Italia e il mio sito migrò senza che me ne accorgessi...

Aprii un blog, feci un abbonamento Adsl a tempo con Tin.it. Il mio angolino su Xoomer sembrava reggere lo scorrere del tempo ma... all'improvviso, Tin.it venne acquisita da Alice. Altra migrazione.

Per diversi mesi trascurai il sito e mi misi a cercare una soluzione "a lungo termine". Non avevo voglia di cambiare indirizzo in continuazione, ciò mi rendeva sempre irreperibile e, i miei raccontini non li leggeva più nessuno (sigh!).

Fu Google stessa a venirmi incontro. Avevo un blog su Blogger, un account Gmail, sfruttavo già i Google Docs e il Calendar... perché non approfittare anche dello spazio web di Google e fare il nuovo sito con Page Creator? Presto detto... presto fatto. E il mio sito ha trasloccato qui, dove ormai tutti sapete che è... e, proprio in questi ultimi giorni, è pure capitato in prima pagina su Google stesso (il quarto link).

Ora cosa succede? Copio e incollo dalla pagina di Help di Google Page Creator:

We are no longer accepting new sign-ups for Page Creator because we have shifted our focus to developing Google Sites, which offers many of the capabilities of Page Creator along with new features like site-level navigation, site-level headers, control over who can see and edit your site, and rich embeddings like calendars, videos, and Google docs.

If you are currently a Page Creator user, you can continue to use Page Creator and your pages will automatically be transitioned to Google Sites later this year. We are committed to making this transition as smooth and easy as possible, and we will post more details as we get closer to the transition time. You can also manually move your web pages from Page Creator to Google Sites or other service providers at any time.

Oddio... dovrò migrare di nuovo. Sono andato a vedere Google Sites ma... ho notato subito che non è un servizio analogo al precedente. Non posso più usufruire dello spazio web come in precedenza, non posso quindi avere delle pagine html scritte da me, come piacciono a me, con i riferimenti che voglio io... devo invece sfruttare i tool di google e... insomma, non mi piace questo nuovo servizio.

Cosa farò adesso... non ho più voglia di migrare. Voglio che questo ultimo spostamento sia veramente "definitivo"... è ho paura che deciderò di mettere su un dominio. Mi sto informando... ho visto che Register.it, con 42 euro annui (iva inclusa), mi darà il dominio, lo spazio web, la possibilità di costruire un sito gestendo anche un database... insomma, si tratta di tre euro e mezzo al mese... mi sa che farò il salto...



lunedì 21 luglio 2008

Cyberspazio e Presentazioni...

Qualche notte fa ho fatto un sogno. Ero a casa, davanti al computer, accedevo a Lively per un appuntamento importante. Stava per cominciare la presentazione di "31 Ottobre" nel ciberspazio. La Stanza era piuttosto semplice, disegnata in stile cartoon, con un grande schermo alle mie spalle. Luce bassa e il booktrailer partiva nel silenzio dei presenti. Finito il trailer, seguito dai canonici applausi, iniziavo con la presentazione vera e propria... il mio avatar si muoveva tra i presenti mostrando una versione virtuale di "31 Ottobre"... una esperienza che oramai ho vissuto diverse volte nel mondo reale e che, in questa nuova veste, mi costringeva a reprimere un inizio di pelle d'oca.
Al risveglio, la pelle d'oca ce l'avevo sul serio... aveva piovuto tutta la notte e io avevo dormito con la finestra aperta, eh...eh...

Ma... seriamente!

Voi che ne pensate?
Quanto potrà penetrare il cyberspazio nella vita reale?

Una presentazione fatta su Lively, o su Second Life, potrebbe avere senso oggi? E nel futuro?

Pensandoci seriamente, il cyberspazio permetterebbe di entrare in contatto con un numero di persone che nella vita reale, in una presentazione tradizionale, sarebbe impensabile. Sarebbe sufficiente fare un poco di pubblicità sul web per catalizzare gli interessi. La pubblicità nell'ambiente virtuale, poi, potrebbe essere estremamente efficace, semplice, e poco costosa.
Senza contare che la comunità italiana all'interno di questi ambienti è in crescita costante e, ciò significa che il bacino di utenza potrebbe essere enorme. Collegando poi la presentazione ad un bookshop online, come IBS, si potrebbe costruire un qualcosa di veramente eccezionale.

Certo, mancherebbe il contatto fisico con le persone, mancherebbe la sensazione tattile dello sfogliare le pagine, mancherebbe il coinvolgimento emotivo creato dal gioco di sguardi ma, allo stesso tempo, ci sarebbe una maggiore presenza di persone, una maggiore pubblicità all'evento, una maggiore attenzione da parte di tutto il popolo 'internettiano'.

E' il futuro? E' il presente?

Mi piacerebbe provarci. In effetti, se Lively fosse già disponibile per Mac (per ora no...), forse sarei già all'opera per provare questa esperienza alla Tron ma, devo attendere che Google sviluppi il software necessario ai computer della mela. Potrei provare con Second Life ma... a pelle, non mi piace la grafica, non mi attira. Preferisco aspettare e scoprire pian piano questo nuovo mondo fatto di bit.

Non sapete di cosa sto parlando? Qui potete vedere il video dimostrativo di Lively, qui invece quello di Second Life.


lunedì 7 luglio 2008

Scelte dolorose ma neccessarie...

Ieri si è chiusa l'era di questo mio blog personale (anche se ho pastrocciato un pochino con i post programmati e l'avviso di chiusura è apparso con un giorno d'anticipo).

Oggi ho inviato una triste mail di saluto alle Penne. Una scelta dolorosa ma necessaria. Auguro a loro ogni fortuna ma... per me è giunto il momento di percorrere un sentiero che si discosta dal loro.



mercoledì 2 luglio 2008

Essere uno scrittore Oggi...

Leggo qui un intervento che mi ha fatto pensare:
Mi capita di leggere molto “inedito” in questo periodo, di autori che cercano di emergere nel dentro di un meccanismo infernale quale l’editoria.
E a malincuore mi rendo conto che non si riesce a trasferire su “carta” (che poi sia word in quest’era tecnologicamente avanzata, ha poca importanza, il senso rimane), la fantasia che è propria dello scrittore.
E’, anche vero che tutto si è detto e scritto, e che rimane estremamente complicato “inventare” una storia che non ricada sul banale o sul già detto/scritto, appunto.
I romanzi si aggrovigliano nei troppi personaggi che perdono il proprio “ruolo” nella confusione del narrare, Troppo spesso la voce narrante diviene l’io inconscio che parla delle proprie turbe nel quotidiano vivere, innescando, così, quel meccanismo di diario delirante che si perde nelle troppe descrizioni sminuendone la trama. I racconti brevi hanno una trama minimalista, quasi a voler essere un diario e nel dentro scriverci uno squarcio di vita. Ma come dice Colaprico “non abbagliano, non sorprendono, non intrigano…”.
Difatti, leggendo molto, mi trovo spesso nella posizione di pensare gli stessi concetti che vengono espressi nell'intervento che vi ho riportato. In particolare, però, vorrei esprimere il mio pensiero sull'ultima riga:
Ma come dice Colaprico “non abbagliano, non sorprendono, non intrigano…”
Non abbagliano, non sorprendono, non intrigano... ma è proprio così necessario cercare sempre e comunque qualcosa di nuovo? Forse sarà la frenesia di oggi a pretendere sempre qualcosa di nuovo e a costringere l'uomo, lo scrittore, l'artista a strizzare la propria creatività in cerca di novità ma, io non sono molto d'accordo con questo concetto. Se, infatti, proviamo ad esaminare la narrativa del secolo scorso, possiamo facilmente scoprire che gli autori dell'epoca non si trovavano costretti a cercare il nuovo, l'estremo, l'emozione e l'intrigo che sorprende. Scrivevano storie belle, storie ricche di emozioni, curate nel linguaggio e nei particolari. Storie che non dovevano per forza essere originali, tutt'altro. Eppure quelle storie, per niente originali, ancora oggi sono capaci di catturare l'animo umano e di trasmettere emozioni.

Com'è possibile, allora, che oggi tutto ciò non basti più?

Una storia scritta bene non basta. Verrà tacciata di mancanza di originalità, di omologazione e/o addirittura di clonazione... Percepisco, nel mondo odierno, un'esagerata necessità di nuovo e non ne capisco il motivo. Eppure è così...
C'è la corsa ad avere il cellulare più moderno e performante. C'è la corsa all'acquisto del televisore più grande e tecnologico, una corsa continua che percepisco anche sul lavoro... dove si corre sempre per essere i primi a proporre un prodotto, dove addirittura mi sono sentito dire dai capi che non sono loro a decidere le date di consegna ma i clienti... (oddio, mi immagino la dirigenza Fiat che fa i sondaggi per sapere quando mettere in commercio la nuova Topolino). Insomma... percepisco una eccessiva richiesta e necessità del nuovo.
Nuovo è bello. Originale è bello... ben fatto, non è poi così necessario... l'importante è che sia originale...
Perché? Ve lo chiedete, voi? O anche voi siete stati trascinati da questa necessità estrema di originalità e novità?

Io, nel mio piccolo, credo che tutto ciò finisca per impoverire la qualità, a lungo andare. Nel mio piccolo, difatti, ho voluto andare proprio contro corrente scrivendo un paio di racconti horror (qui e qui) che non offrono nulla di nuovo e originale al genere... sono racconti che cercano di intrattenere raccontando una storia, senza alcuna pretesa di marcare nuovi sentieri, con il solo desiderio di essere fatti bene (e spero che lo siano...) e di piacere.
Ammetto che quando leggo recensioni di libri in cui si critica l'assenza di originalità o, addirittura, li si definisce come cloni di un romanzo precedente, storco un pochino il naso. A volte, per quanto forse l'inflazione di cloni porti ad una certa stanchezza narrativa in un genere, si potrebbe anche apprezzare la lettura per la qualità e non la novità... ma, ovviamente, è un mio parere personalissimo.

Voi che ne pensate? Sbaglio? Forse si... o forse, più semplicemente, esagero.


PS.
Qui è possibile scaricare gratuitamente un racconto nato da una costola del mio '31 Ottobre'. Se siete curiosi...



venerdì 30 maggio 2008

About me

Chi è Glauco Silvestri? No, non vi ripeterò quanto è scritto sul mio sito (qui). Ciò di cui voglio parlare è del me medesimo di oggi 30 maggio.

Ecco, oggi sono piuttosto stanco.

Stanotte ho dormito poche ore e, lo ammetto, eviterei volentieri discussioni e dibattiti, perché non sono proprio in grado di affrontarli.

Per questo motivo, oggi, mi son preso la briga di rendere privato un post che cominciava a pesare sul groppone a causa dei commenti che arrivavano. Ovviamente, non tutti i commenti ricevuti. Alcuni... erano comunque commenti gentili ma, invece di focalizzare l'attenzione sul topic del post, focalizzavano l'attenzione su di me, sul mio metro di giudizio.

Era la recensione del libro di un esordiente.

Sapete come sono le mie recensioni... e quindi non starò a giustificarmi per ciò che scrivo in esse. Sono opinioni del tutto personali e accetterò sempre chi mi dice che non è d'accordo con me... ma certo non cambierò il mio metro di giudizio per loro, così come non pretendo che loro cambino il loro metro di giudizio a causa mia.

Non è censura. Sono solo fisicamente stanco stanco, cerebralmente stanco. Non vedo l'ora di andare a casa e spaparanzarmi sul divano. Non avendo voglia di battere e ribattere all'infinito, non volendo però ignorare esplicitamente chi mi commenta... ho deciso, per semplicità, di agitare la mia bacchetta magica e... Puf! Il post non c'è più. Forse è una azione un po' drastica ma... Pazienza! Tanto su quel libro ci sono tantissime altre recensioni in giro.

Perdonate l'impulsività, se potete. Sono un gemelli, a giorni alterni agisco o con impulsività, o con raziocinio. Questo sono io. Prendere o lasciare.



martedì 29 aprile 2008

Quando una idea non vuole uscire bene...

...mi viene il nervoso. Lo ammetto. Ho un romanzo nel cassetto che da parecchi anni attende di vedere la luce. L'avrò letto decine di volte, riscritto almeno tre volte ma, ancora oggi, non mi soddisfa per niente. L'idea è bella, grandiosa, da raccontare assolutamente ma... caspiterina, quant'è difficile dargli una forma che possa essere "giusta"!

Poi, ho comprato un romanzo per caso. L'occhio nel Sole, di Clarke e Baxter. Bello, mi è piaciuto tantissimo e ho scoperto pure che ha un prequel... che sicuramente comprerò presto. Questo romanzo mi ha fatto disperare perché si basa su una idea molto vicina a quella che ho avuto io e, Dio mio, è scritto così bene, esprime tutti i concetti in modo così armonioso... e invece io non riesco proprio a cavare un ragno dal buco.

La prima stesura l'ho scritta nel lontanissimo 1994, era il secolo scorso. Il libro si intitolava Il Diario di Andromeda. Ne ho fatte stampare 13 copie rilegate, che ho distribuito ad alcuni estimatori del genere... non è che sia piaciuto tanto. L'ho riletto qualche anno più tardi e, lo ammetto, avevano proprio ragione... sembrava il peggior racconto di Dick (see... magari!), uno scritto allucinato e con tantissimi errori di "fisica". Non girava, non funzionava... così ho deciso di riscriverlo, quell'idea mi piaceva troppo e volevo riuscire nell'impresa.
La nuova stesura era divenuta molto più leggera. Dalle quattrocentottanta pagine iniziali ero passato a duecento. Ma ancora non mi piaceva... l'ho messo da parte. Qualche anno fa ci ho riprovato ma con scarso successo. Qualcosa non funziona e non riesco a capire cosa... bah, ho buttato via tutto, metaforicamente parlando...

Poi quel libro, che ho finito due giorni fa... ci sto ancora pensando...

Dio quant'era bravo Clarke...


Note:
Come sta andando il terzo giorno? Cliccate qui!



mercoledì 6 febbraio 2008

Fiera del libro e le Polemiche...

Mah! Di sicuro lo stato di Israele è qualcosa che non comprendo. E' vero che il popolo ebraico è stato perseguitato e che, per dare loro un poco di soddisfazione, al termine della Guerra Mondiale gli si è voluto regalare uno stato tutto loro, quello che avevano abbandonato in un esodo raccontato sul più grande best sellers di tutti i tempi (la Bibbia).
Capisco che gli ebrei volessero tornare a Gerusalemme ma, capisco un po' meno la loro politica nei confronti dei popoli che già vivevano in quelle terre. Innocenti, secondo me, per il fatto che l'esodo era avvenuto in tempi immemori, ma colpevoli per l'essere lì, vivere lì... in Terra Santa. Men che meno capisco il desiderio dello stato di Israele, armato dall'onnipresente politica Americana, di prendersi quella strisciolina di terra chiamata 'Striscia di Gaza'. Di invadere uno stato sovrano (la Palestina), di costruirci case e di mandarci a vivere dei coloni.
Per molto meno, l'Iraq era stato messo a ferro e fuoco, quando Saddam Husseim decise di entrare nel Kuwait. Mentre lo stato di Israele, invasore, fu ed è difeso da tutti gli stati occidentali in nome del sentimento colpevole provocato dalla shoah (penso). E il popolo palestinese, impotente di fronte alla macchina bellica israeliana, abbandonata da 'quasi' tutti, ha dovuto difendersi come meglio poteva. I miei occhi vedono una shoah al contrario. I perseguiti di ieri, oggi sono diventati persecutori... sono parole terribili da dire, da scrivere, e sono sicuro che molti ebrei si arrabbieranno per quanto ho scritto qui. Ma, prima di sollevare le vostre grida di protesta, vi prego, andate avanti col leggere questo post, perché, questa persecuzione, secondo me, non è voluta dal popolo ebraico. E' voluta dalla politica... che è ben altra cosa rispetto alla cultura, alla volontà, allo spirito del popolo ebraico.
Sono fermamente convinto che, al giorno d'oggi, la politica non rappresenti più i desideri del popolo. Sulle sedie del potere, spesso, giacciono le natiche di uomini che bramano il potere. Che parlano bene e inneggiano la pace, ma che poi, in nome della sicurezza, armano gli eserciti... e si sa che un fucile, per quanto innoquo di per sé (come proclamano le aziende che producono fucili...), quando è in mano ad un uomo, prima o poi, spara... e uccide!
E, soprattutto, la politica non è cultura. Noi italiani lo sappiamo bene, visto che conosciamo ormai profondamente la nostra classe politica. E alla Fiera del Libro, spero, si dovrebbe parlare solo di cultura e non di politica.
Per questo motivo, io non comprendo tutte queste polemiche, che per di più sembrano fomentate ad arte, e mi trovo costretto ad esprimere una opinione che cresce dal profondo e che non vorrei mai esprimere apertamente. Ma devo, perché lo stomaco non è tranquillo se non esterno il mio pensiero.

Ormai da anni si parla di crisi del Libro. Gli italiani non leggono. Solo il 40% del popolo italiano legge almeno un libro all'anno. Ripeto: un libro all'anno. Ciò, ovviamente, si ripercuote anche sulla massima espressione dell'editoria italiana, la Fiera di Torino, che da quando ha mutato le proprie generalità da "Salone" a "Fiera", io evito di frequentare. In effetti, oggi, è più un mercato generale del libro che un luogo di cultura.
Ricordo il mio ultimo "Salone" del libro. Giravo da uno stand all'altro. Parlavo con gli editori personalmente (quelli delle piccole case editrici) e con rappresentanti delle redazioni delle grandi case editoriali. C'era uno scambio. Loro leggevano davanti ai miei occhi i racconti che gli consegnavo, li valutavano, mi davano consigli...
Ricordo la mia prima "Fiera" del libro. Negli stands erano presenti veline semi-nude che presentavano i nuovi titoli delle case editrici. I rappresentanti delle case editrici erano sempre impegnati e poco disponibili al colloquio. Era un mercato, con interessanti conferenze stampa e chiacchiere con gli autori... che però erano lì principalmente a promuovere il loro titolo. Un cambiamento che mi ha convinto a non spendere più i soldi per il treno, anche se, come autore, sono sempre entrato gratuitamente alla manifestazione.

Sto divagando? Forse... torno a 'bomba'.
Sinceramente, io credo che tutta questa propaganda sia stata creata ad arte per fare rumore ed attirare l'attenzione sulla fiera del libro. La speranza, secondo me, è quella di avere della pubblicità gratuita e... di aumentare gli ingressi alla Fiera stessa.
Questo è quello che penso!

Al riguardo, invece, della polemica attualmente in corso, voi che dite? La cultura israeliana alla Fiera del libro: Ci deve essere? Non ci deve essere? Io dico che sì, deve esserci. In fondo il popolo ebraico ha una storia millenaria, incredibile, ricca di esperienze importanti. La cultura del popolo di Israele deve essere presa in considerazione, così come la cultura tedesca non è stata messa al bando per la colpevolezza della politica nazista. La politica deve, ripeto, DEVE STARSENE FUORI DALLE MANIFESTAZIONI DI CULTURA!

La politica è la politica. La cultura è la cultura. Le due cose non vanno mischiate, se non per motivi storici, in quanto la politica può essere fonte di ispirazione di una corrente di pensiero, e la cultura può essere fonte di ispirazione di una corrente di pensiero. Ma se una tenta di prevaricare l'altra, allora, scompare la cultura, scompare la politica, rimane solo la prepotenza!

sabato 2 febbraio 2008

Piccoli Cambiamenti sul blog...

Da qualche giorno sono assorbito da un dubbio. Che succederà il giorno in cui '31 Ottobre' (il romanzo) non sarà al centro dei miei pensieri e mi dedicherò anima e corpo a 'Justice', il nuovo romanzo a cui sto lavorando? Che succederà a questo blog che porta il suo nome e che, è nato proprio per parlare di questo libro? Dovrò aprire un nuovo blog dedicato a 'Justice'? In effetti, prima che nascesse questo blog, scrivevo su un blog dedicato a 'La Spada'... per cui, per coerenza...

Ma ammetto che questo blog, durante l'anno passato, è cresciuto molto e ormai il suo scopo primario non è più quello di un tempo. Mi spiacerebbe chiuderlo, mi spiacerebbe lasciarlo al suo destino per spingere un nuovo blog nato dal nuovo romanzo. E, in fondo, non ho neppure il tempo per seguire altri blog. Già adesso faccio fatica a gestire quelli che ho già aperto e sto pensando di chiuderne almeno uno.

Per cui, ho deciso di fare qualche piccolo ritocchino al blog di 31 Ottobre. Niente di ché, giusto un reindirizzamento dei post su editchette dedicate. Tutto ciò che una volta riguardava '31 Ottobre' e che era sotto la voce "Il Romanzo" ora si trova sotto un'etichetta chiamata "Romanzo: 31 Ottobre". In parallelo, sono nate due nuove etichette: "Romanzo: Justice" e "Romanzo: La Spada".
Insomma, questo blog muterà lentamente in un contenitore unico di tutte le esperienze che sto facendo in questi ultimi anni da scrittore apprendista. Le esperienze nate dal mio primo 'La Spada', le esperienze che sto accumulando in questi mesi con '31 Ottobre'. quelle che avrò con il mio nuovo 'Justice'.
Parlerò anche dei miei racconti lunghi, come l'eterno nascente 'Zero-Zero-Settete', che mi auguro di trasformare entro i prossimi mesi in un ebook e, in un lulu-libricino (per chi, come me, preferisce avere in mano un "libro di carta"). E tutto ciò che riguarderà questi racconti lo troverete cliccando sull'etichetta "Altre pubblicazioni".
Comincerò anche a parlare di 'Storie con le ali', il racconto per bambini che ho scritto e che ora sta valutando una maestra delle elementari per capire se sia pedagogicamente adatto alla fascia di età a cui pensavo di dedicarlo. Quella sarà una avventura diversa dalle altre, visto che la narrativa per ragazzi è un mondo a sè.

Anche i post relativi al mondo dell'editoria sono stati riordinati in maniera più coerente. Ho distinto quattro etichette. "About: ebooks" parlerà dell'editoria elettronica. Ho iniziato da poco ad affrontare questo argomento ma ho molti spunti per approfondire il futuro mercato del libro. "About: Editori" parlerà delle case editrici che sono presenti sul mercato italiano. Parlerò principalmente di case editrici senza contributo, ma ogni tanto potrebbe scapparci anche qualcuna di quelle a pagamento, perché chi scrive deve conoscere tutte le facce della moneta e, non deve rimanere all'oscuro. "About: Print on Demand" parlerà del nuovo fenomeno scatenato dall'improvviso successo di Lulu e di alcune modifiche sulle leggi dedicate all'editoria in Italia. E' nata anche "About: Agenzie Letterarie". Non conosco molto questo mondo ma ho deciso di cominciare ad investigare anche in questa direzione.

Niente che stravolga la natura del blog, ma che trovavo necessario attuare per mettere ordine tra i post e i miei pensieri.

lunedì 21 gennaio 2008

Come leggere un ebook?

Come molti dei miei lettori sapranno, io sono un amante della carta stampata e guardo l'ebook con un pochino di ritrosia. Adoro le pagine fruscianti, il dolce peso della cultura tra le mani, il profumo della colla usata nella rilegatura... l'ebook, ovviamente, non può donare nulla di tutto ciò al lettore ma, allo stesso tempo, ha anche lui dei pregi. Ovviamente il formato elettronico occupa molto meno spazio di un libro in brossura. Può essere scaricato liberamente dalla rete, sia a pagamento (ma a costi accessibilissimi), sia gratuitamente. Può essere archiviato in una piccola memory card, in un grosso hard disk, può comunque essere stampato ma...

Qual'è il modo migliore di leggere un ebook?

Io, inizialmente li stampavo. Tutti gli ebook che ho recensito su questo blog, li ho stampati su carta per leggerli comodamente sulla mia poltrona. Ciò ovviamente implica un dispendio di tempo e danaro. Ma, in quei casi, dopo aver letto i libri, la carta veniva opportunamente riciclata o, alla peggio, donata ad un mio collega altrettanto interessato agli scritti di 'almeno uno' degli autori da me letti. Però, ero comunque consapevole che in quel modo non sarei andato avanti a lungo. Non avevo proprio voglia di usare risme e risme di carta per leggere gli ebook. Dovevo trovare un'alternativa.

Il pc di casa... no. Scartato a priori. La voglia secca (l'ibook), neppure... tutte le case produttrici di portatili sconsigliano l'uso dei suddetti appoggiandoli a superfici morbide. Il fondo dei portatili serve alla dissipazione del calore, tanto che i loro piedini sono studiati a posta per far passare dell'aria tra il fondo stesso del computer e la superficie di appoggio. Mettendo i computer su una superficie morbida (cuscino, coperta, divano, poltrona, letto, ginocchia, plaid...) si impedisce la circolazione dell'aria nella zona di dissipazione e si può creare un surriscaldamento. Non sono rari i casi in cui i portatili hanno preso fuoco ma, senza finire nelle tragedie, si rischia comunque di danneggiare il computer.

Dunque, era neccessario trovare una alternativa valida. Nel mercato esistono numerosi esempi di ebook reader. Apparecchi grandi più o meno come un libro, dal design più o meno accattivante (il lettore di Amazon è orrendo, quello di Sony non è poi tanto male), tutti più o meno con le stesse caratteristiche tecniche:
  • schermo a livelli di grigio;
  • pulsanti vari per andare avanti e indietro tra le pagine, scorrere i menù, segnare un bookmark e quant'altro;
  • batterie ricaricabili;
  • dimensioni pari a quelle di un libro in brossura;
  • peso inferiore al kg;
  • capacità di utilizzare memory card;
  • capacità di connessione in rete (non tutti);
  • memoria in quantità generosa.
Il prezzo di questi aggeggi, però, è alto per ciò che in realtà offrono. Insomma, la loro tecnologia è piuttosto vecchiotta e, anche se fanno bene il loro mestiere, costano troppo. Poi... non so, non mi convincono.

E così mi sono guardato in casa. E ho trovato la risposta in questo oggettino. Il suo prezzo è paragonabile a quello degli ebook-reader di qui sopra. Ma fa molto di più. Tutti sanno cos'è un ipod, ovvero un ottimo lettore di musica. Tutti sanno cos'è l'ipod touch, ovvero un ottimo lettore di musica con una interfaccia innovativa. Ora, l'ultimo aggiornamento di questo apparecchio (ahimé, a pagamento... ma sui nuovi acquisti è già compreso nel prezzo), l'ipod touch è diventato qualcosina di più. Non ho intenzione di parlare di tutte le caratteristiche tecniche dell'apparecchio made in Cupertino. Sto parlando di ebook e, su questo argomento voglio rimanere concentrato.

Ebbene, l'ultimo aggiornamento ha inserito nell'oggettino in questione il programma di posta elettronica. Questa piccola applicazione è in grado di visualizzare gli allegati, che siano essi file di word, excel, immagini e... pdf!
E qui casca l'asino. File pdf.
Per fare un esperimento, è stato sufficiente inviare a me stesso una mail contenente un ebook. Una volta aperto il documento, ho ruotato l'ipod di 9o gradi, in modo da poter visualizzare il testo sfruttando l'intera "lunghezza" del display, e ho ingrandito la pagina con un tocco, in modo da vederne solo un terzo e da leggere correttamente il testo del documento. A questo punto ho regolato la luminosità del display, mi sono infilato le cuffiette, ho avviato una playlist di musica da camera e mi son messo a leggere, comodamente seduto sulla mia poltrona.
Sfogliare le pagine è semplicissimo, basta muovere un dito sul display per far scorrere il testo in modo rapido. Una volta regolata la luminosità del display, la lettura è confortevole e l'uso dell'apparecchio non è per nulla faticoso, vista il suo peso piuma. Ovviamente, non essendo un ebook reader. Ha anche dei difetti. Per esempio non è possibile attivare dei bookmark. Per tenere il segno sono costretto a ricordarmi la pagina a cui sono arrivato (che poi segno nel notepad dell'ipod). Anche la durata della batteria non è paragonabile a quella degli ebook reader ufficiali. Difatti, il display dell'ipod ciuccia molta più corrente di un display a livelli di grigio. Se poi ascoltate pure la musica mentre leggete... eh..eh.. (quanto all'autonomia effettiva, dovrò fare degli esperimenti. Per ora ho letto solo un'oretta e non so esattamente per quanto tempo possa reggere, di sicuro, non dei giorni!).
Ad ogni modo, credo sia un ottimo compromesso. Visto poi che con esso posso anche controllare la posta elettronica, navigare su internet (tramite wi-fi), ascoltare la musica e comprare nuova musica (tramite iTunes e il wi-fi), vedere le foto (e archiviarle direttamente dalla macchina fotografica con un piccolo tool), prendere appunti, controllare la mia agenda e avere sempre a disposizione la rubrica degli indirizzi.
E senza considerare che, presto, Apple renderà disponibili gli SDK per lo sviluppo di applicazioni su ipod touch e iphone. A quel punto, è molto probabile che compaiano software dedicati alla lettura di ebook visto che esistono già per tutti coloro che hanno sbloccato (jailbreak) il loro dispositivo Touch.

E, poi, cosa potrebbe accadere se Apple decidesse di vendere ebook tramite iTunes?

giovedì 10 gennaio 2008

Schietto... è schietto!!

Leggete questa intervista. Alcune sue risposte, potrei farle mie, son cose che penso da molti anni ma, essendo un attimino più politically correct, le penso soltanto...

martedì 1 gennaio 2008

Messaggi

E l'ultimo dell'anno è passato... ma i messaggi di buon anno continuano ad arrivare. Messaggi riciclati, messaggi a catena che arrivano da persone distanti ma che sono uguali tra loro, filastrocche, poesiole, frasi fatte col cuore, messaggi da Bacio Perugina... Chi vince quest'anno? Eccovelo... è in dialetto Bolognese... a destra c'è la traduzione!






Che fadiga ragaz'
fer di auguri ad dè d'incu'!
Aj vrev' propri un quel speziel,
luminaus, originel.
Un sacàtt pen ed furtònna.
Un sintir d'or e d'arzant.
L'alegri' in mez a la zant.
Mej col saul...
Mò anch s'al piov
tanta salut e bon an nov!
a tot quant.



Che fatica ragazzi
fare gli auguri oggi!
Ci vorrebbe qualcosa di speciale,
di luminoso e originale.
Un sacchetto pieno di fortuna.
Un sentiero d'oro e argento.
L'allegria in mezzo alla gente.
Meglio col sole...
Ma anche se piove...
Tanta fortuna e buon anno nuovo!
A tutti quanti.

giovedì 27 dicembre 2007

Ghost Writers

Forse ispirato dal libro che ho appena finito di leggere, oggi, voglio parlare di una professione che, lo ammetto, mi ispira tantissimo. Parlo, ovviamente, dei Ghost Writers, ovvero degli scrittori misteriosi che si nascondono dietro a grandi nomi della letteratura, dello spettacolo, dell'editoria. Gli autori di libri che non avrebbero mai venduto se in copertina non ci fosse stato un volto famoso. Gli autori che fanno il proprio mestiere per amore della scrittura e non per la ricerca della fama.
E, in questi giorni, ci sto pensando tanto perché... beh, ammetto che ciò che mi sta accadendo in questi ultimi mesi mi mette a disagio. Parlo delle presentazioni, del lavoro di promozione, del fatto di dover mettere il mio volto davanti a tutti e di espormi in prima persona. Per quanto io sia uno sconosciuto, per quanto alle mie presentazioni vengano pochissime persone, per quanto praticamente io passi inosservato, il solo fatto di "dover" cercare i riflettori per vendere qualche copia del libro (attenzione: non qualche copia in più... qualche copia e basta), non mi piace. Non amo essere sotto l'attenzione di tutti. Io sono generalmente schivo e, per di più, a volte, mi becco pure delle sgridate dagli amici per questo motivo (vero Lorena? Ti sei infuriata parecchio quando sei venuta a sapere che avevo pubblicato un libro leggendolo dal mio blog e... non dalla mia voce!). Io sono fatto così. Non mi piace parlare di me stesso. Non mi piace attirare l'attenzione e... ora che devo addirittura apparire alle presentazioni, parlare al pubblico, leggere pagine del mio libro e spiegare il perché di quelle pagine... uff! Non sono proprio felice subito subito!
Per cercare di essere più a mio agio nel leggere ad alta voce sto pure facendo esercizio con La Spada!!!
Ecco perché il Ghost Writer sarebbe il mestiere ideale per me.
Ma chi sono questi Ghost Writers? Anche Booksblog ha scritto un breve articolo su di loro. Nell'articolo si parla di Fabio Volo e di Faletti, ovviamente lasciando sempre aperto il dubbio, magari sono delle menti eccezionali e fanno tutto da soli (su Faletti, però, mi chiedo come mai i suoi tre libri abbiano stili così differenti... ahhh, che mistero!). Io aggiungerei all'elenco Stephen King... il grande maestro. Già. E' troppo produttivo per non avere alle sue spalle una équipe di scrittori. Parlo sempre per sospetti ma, in passato ho letto diversi articoli su di lui.
E la cosa buffa, sapete qual'è? E' che questo mistero dello scrittore fantasma attira ancora di più clienti. Già, perché il lettore si immedesima in un detective e compra i libri del sospettato per cercare nuovi indizi.
Chissà, magari anche la storia dei Ghost Writers è tutta una montatura studiata dall'ufficio marketing delle grandi case editrici. O magari è proprio così, esistono, vivono nell'ombra, si guadagnano la pagnotta e guardano i loro libri in vetrina, venduti con un nome di autore diverso dal loro.
Ce la farei, io, a sopportare questa situazione? Forse si, perché in fondo saprei che sono stato io a scrivere il libro... chissà.

Aneddoto: Ricordo una causa vista a Forum. C'era un Ghost Writer che chiedeva "altri soldi". Era stato ingaggiato per scrivere il libro di un Noto personaggio pubblico. Per quel lavoro, durato sei mesi, aveva percepito 5000 euro (io dico... pochi!). Poi, del libro si era deciso di fare un film e, in quanto autore, questo "ghost" voleva chiedere altro danaro... la causa è andata male. Il contratto firmato dall'autore prevedeva la totale vendita di ogni diritto di autore della storia. Per cui, non poteva pretendere nulla dalla realizzazione del film.

lunedì 24 dicembre 2007

Vigilia

Sono le tre e mezza del pomeriggio. Manca poco all'ora 'x'. Probabilmente starete correndo a destra e a manca alla ricerca dell'ultimo regalo o, dell'accessorio immancabile che dovete assolutamente avere per la cena della vigilia o, per il pranzo di domani, Natale.

Il mio albero è già pronto. Ci sono i biglietti di auguri ricevuti dagli amici importanti, tranne uno, come tutti gli anni (eh... Alessia, sei sempre la solita, vero?). C'è il panettone regalatomi dal benzinaio. Il pacchetto che mi sono regalato e... beh, un pacchetto che ho trovato in buchetta un'oretta fa!

Già, un regalo inaspettato. Da parte di una mia amica, la mia correttrice di bozze che, in questo momento, si sta occupando del mio Zero-Zero-Settete.
...è solo una sciocchezza ma ho pensato che ogni artista deve possederne una...
Ovviamente aspetterò domani ad aprire il pacchetto ma... ho un sospetto ben fondato su cosa possa essere :-)

Che devo dire, sono commosso, sul serio. E' stata una vera sorpresa e, per di più, è arrivata proprio la vigilia... incredibile!


Ti ringrazio tantissimo R.
Un bacione e tanti auguroni di Buon Natale.

sabato 15 dicembre 2007

E' giusto porre limiti sul numero di battute?

In uno scambio di email con Artemisia è saltato fuori che entrambi abbiamo difficoltà a raggiungere la mole di battute che alcune case editrici impongono ai manoscritti che prendono in esame.

Ad ispirare la frustrazione è stata la Asengard, una casa editrice che si dedica al fantasy e che pubblica senza chiedere contributi agli esordienti.
Si tratta di una casa editrice di tutto rispetto e che tutti gli amanti del genere fantasy dovrebbero prendere come riferimento per avere una analisi del loro manoscritto e, magari, vedere il loro sogno avverarsi senza spendere una lira, visto che il manoscritto può addirittura essere spedito in formato elettronico (qui trovare tutte le regolette da seguire...).

Ma, io volevo soffermarmi sulle prime righe:
Inoltre, tutte le opere devono avere un minimo - approssimativamente - di 400.000 battute (spazi inclusi) mentre non c'è alcun limite massimo.
Perché un testo fantasy dovrebbe per forza essere lungo, almeno 400.000 battute? Perché non può esistere un fantasy da 200.000 battute, o da 170.000... come il mio La Spada? Da quando in qua il valore di un testo si misura contando le lettere e gli spazi contenuti nel testo? Perché un libro fantasy deve pesare quanto il mio iMac? Perché non può essere un libro agile e tascabile? Perché sin da principio una storia breve deve essere discriminata? Da quando in qua le dimensioni contano più del contenuto? (ok, nella vita reale chi è più grosso vince quasi sempre ma... anche nella cultura? Perché?).

Insomma, io non sarò mai in grado di pubblicare qualcosa con Asengard e, sinceramente, credo che questa sua politica finisca per danneggiarla. Magari io non valgo nulla... ma se là fuori c'è un fantasy degno di diventare un best seller ma che non è lungo 800 pagine... la Asengard non riuscirà neppure a dargli un'occhiata.

Voi che ne pensate? Sbaglio?



Questa analisi esprime solo un giudizio personale e nasce dalle sensazioni provate dall'autore del post nel navigare tra le pagine della casa editrice e/o dai contatti avuti con essa, per posta ordinaria o email. Alle case editrici in oggetto è sempre garantito il diritto di replica, semplicemente contattando il curatore del blog.

martedì 11 dicembre 2007

Fa Schifo!

Così mi ha accolto Mirela, ieri sera, al S'agapò. - Il tuo libro fa Schifo! - ha detto - Ma come fai a scrivere quelle cose... io ero lì, domenica mattina, che stavo facendo colazione e l'ho iniziato... dopo tre pagine non avevo più fame!

Sono scoppiato a ridere. Le racconto che anche un'altra mia amica ha avuto paura. E lei giù a ridere. Mi mostra il libro. E' a pagina 42 - E' tutto così? - mi chiede.
Scuoto la testa.
- Allora continuo a leggerlo...

Cominciamo a chiacchierare. Le spiego dove succedono i vari delitti (lei abita fuori Bologna e non conosce bene la città), le svelo qualche particolare, poi mi dice di nuovo - Ma non è brutto. E' che sono cose schifose... come si dice... il gatto, le salsicce, la ragazza che muore, il sangue...
- Ma io ti avevo avvisato. - le dico.
- No! - dice lei ridendo - No! Tu mi hai detto di non leggerlo la notte... non che fa schifo!
- Oddio...

lunedì 3 dicembre 2007

Prima Tappa o Traguardo?

Durante questo weekend ho ricevuto dei commenti che mi hanno fatto riflettere. Si è parlato di case editrici a pagamento, come al solito, e delle lamentele che i più fanno al riguardo.

Per lo più il discorso nasce dal fatto che una casa editrice a pagamento non si impegna a seguire il tuo libro e che, se uno non si mette sotto a lavorare nella promozione, questo viene seppellito sotto migliaia di altri titoli della stessa casa editrice e, aggiungo io, di tutte le altre case editrici.

Detto questo, io, in questo blog, sto scrivendo giorno dopo giorno le esperienze che sto vivendo dopo aver pubblicato con una casa editrice a pagamento. Non nego che ci sono stati momenti di frustrazione e momenti in cui avrei preferito lasciare che le cose seguissero il suo corso, momenti in cui avrei voluto mollare il colpo e riprendere il mio tempo libero per poterlo dedicare a ciò che amo di più (no, non le donne... lo scrivere!). Ma è stato proprio in quei momenti che la casa editrice si è fatta viva per ravvivare la fiamma e, di questo devo ringraziarli.

Forse, quello che non ho mai raccontato in queste pagine, è della mia lontana esperienza con una casa editrice "non a pagamento" (solo per il primo libro... già per il secondo mi chiesero un piccolo contributo e... col terzo mi chiesero di pagare metà del costo di "produzione"). Ad ogni modo, in quella mia prima esperienza, per quanto i libri fossero distribuiti e presenti in libreria un po' in tutta Italia, le vendite derivarono solamente da me, grazie ai parenti, agli amici, i colleghi di lavoro eccetera eccetera. Perché? Ovvio, no? Niente pubblicità, niente vendite! E io non mi ero sbattuto un granché!

Quello che voglio dire è che un autore emergente, e anche uno affermato, mai e poi mai deve vedere la pubblicazione del libro come un traguardo. E' solo la prima tappa di un lungo cammino e, che uno sia sconosciuto o che uno sia famoso, bisogna comunque sbattersi (perdonatemi il termine) per fare in modo che ci sia rumore attorno al vostro titolo.

Non ci credete? Ok... accendete la televisione e pensate ad uno qualunque degli scrittori italiani che hanno pubblicato qualcosa in questi ultimi giorni (tranne evangelisti che... del mercato italiano se ne infischia abbastanza visto che vende in tutto il resto del mondo!). Fate un po' di zapping e, scoprirete che quell'autore sta sicuramente partecipando a qualche talk show. Poi sfogliate i giornali. Scoprirete che in almeno un paio di testate è presente una intervista all'autore. Accendete la radio e... avete capito, vero?

Provate ad andare a vedere il blog di Paolo Roversi, forse non è famosissimo ma ha vinto il premio Strega (se non erro) con un libro su un fantomatico omicidio della Moratti durante uno spettacolo alla Scala di Milano (n.d.r. Niente baci alla francese). Su quel blog troverete tutti gli happening a cui deve partecipare. Feste, spettacoli televisivi, interviste radiofoniche, interviste ai giornali, presentazioni... non sta fermo un minuto.

Cosa voglio dimostrare?

Che bisogna darsi da fare. Sempre. Che bisogna sbattersi e, se non si hanno i mezzi di un grande editore a disposizione, non si deve (mai) usare questa cosa come scusa per lasciar perdere e lamentarsi che la casa editrice non fa nulla.
Per cui, indifferentemente dalla casa editrice, che sia a pagamento o meno, che si sbatta per la promozione o meno, è l'autore che deve metterci la faccia, che deve essere disponibile sempre ovunque, che deve essere propositivo, che deve avere iniziativa e... insomma, non considerate la pubblicazione come un traguardo. E' solo un piccolo passo!

Sappiatelo, è una grande fatica. Specie se siete come me e non amate essere al centro dell'attenzione, è difficile, frustrante, complicato. Ma va fatto!

venerdì 30 novembre 2007

Recensioni e Riflessioni

Da un po' di tempo a questa parte vago per la rete in cerca di contatti a cui far valutare il mio 31 ottobre. Un po' per capire se è un testo che vale veramente, un po' per dare visibilità al libro, che ovviamente non gode del favore dei grandi media e che, altrettanto ovviamente, viene un pochettino snobbato a causa della cattiva fama dell'editore.
Ho scoperto, in questo periodo, che internet è ricca di siti dedicati alla narrativa. Associazioni culturali, riviste online, siti e blog dedicati proprio alla valutazione e recensione di libri. Bene o male, ho contattato molti di questi siti, di queste organizzazioni, di queste riviste online e, giusto per condividere la mia esperienza con tutti i miei compagni di viaggio nel mondo degli emergenti, ho deciso, oggi, di buttare giù una specie di resoconto (anche se ancora lontano dall'essere completo).

I più disponibili a valutare un testo sono i blog. Tutti i blog dedicati alla narrativa che ho contattato mi hanno risposto quasi immediatamente. Tutti entusiasti, tutti prontissimi ad essere di aiuto, segnalando di propria volontà l'uscita del libro (prima) e poi pubblicando la recensione.

I siti un po' più importanti sono più difficili da contattare. Per quanto abbiano un indirizzo mail della propria redazione, a volte non rispondono proprio, a volte rispondono con tempi lunghi. Capisco che le loro redazioni possano essere sovraccaricate da mail e quindi non ne faccio una tragedia. E' solo una constatazione. Alcuni siti, poi, hanno l'indicazione di una mail inesistente e, questo mi ha dato un po' fastidio, lo ammetto. Infine beh, per entrare in contatto con uno di loro ho dovuto addirittura chiedere spiegazioni tramite un commento, perché i loro canali ufficiali hanno sempre taciuto.

I portali di letteratura sono professionali. Alcuni non si piegano alle richieste degli autori. Decidono loro quali libri recensire, in base ad una commissione interna. Altri chiedono la registrazione al loro sito, giusto per "avere un utente in più" e ingrandire il loro bacino di utenze. Altri ancora, invece, sono disponibili, gentili e aperti anche alle nuove leve.

Le associazioni culturali fanno un pochino le furbette. Alcune mi hanno invitato alla loro cena di "auto-finanziamento" per presentare il libro agli associati. Altre mi hanno chiesto del danaro per una recensione. Altre mi hanno mandato la lista dei servizi che solitamente danno agli emergenti, ovviamente a pagamento. Giusto un paio di loro si sono dimostrate disponibili senza chiedere danaro.

Le riviste cartacee con un sito. Questo è un discorso complicato. Moltissime non mi hanno risposto. Una rivista studentesca ne è stata entusiasta. Una rivista culturale ha accettato volentieri. Una... beh, usa il mio indirizzo mail per mandarmi delle pubblicità sulle loro pubblicazioni (non è corretto, ragazzi... qui si viola la legge sullo sfruttamento dei dati personali... ringraziate che ho un buon filtro antispam e che non ho voglia di lamentarmi con chi di dovere!).

Morale della favola. Alcune recensioni le avete potute già leggere. Altre arriveranno a pioggia, credo, cioè in ordine sparso, un po' alla volta. Quanto alle situazioni che ho trovato online, diciamo che me lo aspettavo.
Giusto una cosa mi ha messo dei dubbi, la recensione a pagamento. Già! Per quanto i siti che me l'hanno proposta promettevano una analisi profonda, dettagliata e fatta da professori e/o esperti di lingue... io mi domando:

Ma se si viene a sapere che la recensione è stata fatta dietro compenso, per quanto essa sia obbiettiva, non perde valore?




Note: Oggi dovrebbe contattarmi la radio che, domattina mi intervisterà. State sintonizzati, perché oggi pomeriggio potrei scrivere un post per aggiornarvi sul piccolo happening!

giovedì 9 agosto 2007

Sto Scrivendo?

Abbandonato il progetto "Concorso Urania", eccomi ad elencarvi le mie attività estive:

Justice (titolo temporaneo): In questi giorni ho fatto un po' di ricerche. Essendo ambientato nelle acque dell'Atlantico, mi sono dovuto scaricare un po' di mappe, comprese le profondità marine e la posizione delle isole che... la flotta dovrà incrociare. Capo Verde, finalmente ho deciso, sarà il luogo in cui si svolgerà il momento clou della storia. Certo, a quanto dice il meteo della zona, è spesso ventoso... e io invece ho bisogno di una bonaccia. Beh, tanto meglio, sarà una situazione inusuale per i miei personaggi. Poi ho dovuto anche rivangare la storia. Nel racconto parlo di Inghilterra e Spagna... non potete immaginare il mio disappunto quando ho scoperto che nel periodo storico che ho scelto, Capo Verde era una colonia Portoghese. Uff... che rogna. Ma forse c'è una scappatoia. Il Portogallo è stata per lungo tempo sotto... ehi... ma vi sto svelando tutto... no, no, no! Non vi racconto altro. Sappiate che ho già scritto nove capitoli. La flotta però è ancora nelle basi inglesi. Saranno quattro navigli, forse cinque, dipende come andrà a finire uno scontro in mare nel bel mezzo della Manica. Per ora, comunque, abbiamo un Vascello da 64 cannoni, due Fregate da 42 cannoni, e un Brigantino a palo (18 cannoni). Mi fermo qui... il resto, chissà, alla prossima occasione.

Oltre la linea: E' un racconto breve. In questi giorni sto facendo dei sogni piuttosto interessanti e, da uno di questi ho voluto che nascesse un raccontino. E' di guerra, ambientato in un futuro prossimo, condizioni climatiche avverse, una notte buia di pioggia. Il nemico che incombe, dei coloni da salvare. Non svelo di più. Magari più avanti potrebbe avere un futuro.

Diario di Magellano: E' il romanzo che volevo inviare al concorso Urania. Sono 150 pagine e devo almeno aggiungerne altre 100. Non è una impresa impossibile, anche perché nella storia alcuni temi sono stati lasciati in superficie e meriterebbero di essere approfonditi. Il fatto è che, se anche riuscissi a concludere un testo adatto al concorso, non avrei il tempo di lasciarlo sedimentare... sono abituato a rivedere tutti i miei testi, dopo averli scritti, a sei mesi dal parto. Non me la sentirei mai di inviare qualcosa che... come dicono gli inglesi, it does not fit me!