
Mah! Di sicuro lo stato di Israele è qualcosa che non comprendo. E' vero che il popolo ebraico è stato perseguitato e che, per dare loro un poco di soddisfazione, al termine della Guerra Mondiale gli si è voluto regalare uno stato tutto loro, quello che avevano abbandonato in un esodo raccontato sul più grande best sellers di tutti i tempi (la Bibbia).
Capisco che gli ebrei volessero tornare a Gerusalemme ma, capisco un po' meno la loro politica nei confronti dei popoli che già vivevano in quelle terre. Innocenti, secondo me, per il fatto che l'esodo era avvenuto in tempi immemori, ma colpevoli per l'essere lì, vivere lì... in Terra Santa. Men che meno capisco il desiderio dello stato di Israele, armato dall'onnipresente politica Americana, di prendersi quella strisciolina di terra chiamata 'Striscia di Gaza'. Di invadere uno stato sovrano (la Palestina), di costruirci case e di mandarci a vivere dei coloni.
Per molto meno, l'Iraq era stato messo a ferro e fuoco, quando Saddam Husseim decise di entrare nel Kuwait. Mentre lo stato di Israele, invasore, fu ed è difeso da tutti gli stati occidentali in nome del sentimento colpevole provocato dalla shoah (penso). E il popolo palestinese, impotente di fronte alla macchina bellica israeliana, abbandonata da 'quasi' tutti, ha dovuto difendersi come meglio poteva. I miei occhi vedono una shoah al contrario. I perseguiti di ieri, oggi sono diventati persecutori... sono parole terribili da dire, da scrivere, e sono sicuro che molti ebrei si arrabbieranno per quanto ho scritto qui. Ma, prima di sollevare le vostre grida di protesta, vi prego, andate avanti col leggere questo post, perché, questa persecuzione, secondo me, non è voluta dal popolo ebraico. E' voluta dalla politica... che è ben altra cosa rispetto alla cultura, alla volontà, allo spirito del popolo ebraico.
Sono fermamente convinto che, al giorno d'oggi, la politica non rappresenti più i desideri del popolo. Sulle sedie del potere, spesso, giacciono le natiche di uomini che bramano il potere. Che parlano bene e inneggiano la pace, ma che poi, in nome della sicurezza, armano gli eserciti... e si sa che un fucile, per quanto innoquo di per sé (come proclamano le aziende che producono fucili...), quando è in mano ad un uomo, prima o poi, spara... e uccide!
E, soprattutto, la politica non è cultura. Noi italiani lo sappiamo bene, visto che conosciamo ormai profondamente la nostra classe politica. E alla
Fiera del Libro, spero, si dovrebbe parlare solo di cultura e non di politica.
Per questo motivo, io non comprendo tutte queste polemiche, che per di più
sembrano fomentate ad arte, e mi trovo costretto ad esprimere una opinione che cresce dal profondo e che non vorrei mai esprimere apertamente. Ma devo, perché lo stomaco non è tranquillo se non esterno il mio pensiero.
Ormai da anni si parla di crisi del Libro. Gli italiani non leggono. Solo il 40% del popolo italiano legge almeno un libro all'anno. Ripeto: un libro all'anno. Ciò, ovviamente, si ripercuote anche sulla massima espressione dell'editoria italiana, la Fiera di Torino, che da quando ha mutato le proprie generalità da "Salone" a "Fiera", io evito di frequentare. In effetti, oggi, è più un mercato generale del libro che un luogo di cultura.
Ricordo il mio ultimo "Salone" del libro. Giravo da uno stand all'altro. Parlavo con gli editori personalmente (quelli delle piccole case editrici) e con rappresentanti delle redazioni delle grandi case editoriali. C'era uno scambio. Loro leggevano davanti ai miei occhi i racconti che gli consegnavo, li valutavano, mi davano consigli...
Ricordo la mia prima "Fiera" del libro. Negli stands erano presenti veline semi-nude che presentavano i nuovi titoli delle case editrici. I rappresentanti delle case editrici erano sempre impegnati e poco disponibili al colloquio. Era un mercato, con interessanti conferenze stampa e chiacchiere con gli autori... che però erano lì principalmente a promuovere il loro titolo. Un cambiamento che mi ha convinto a non spendere più i soldi per il treno, anche se, come autore, sono sempre entrato gratuitamente alla manifestazione.
Sto divagando? Forse... torno a 'bomba'.
Sinceramente, io credo che tutta questa propaganda sia stata creata ad arte per fare rumore ed attirare l'attenzione sulla fiera del libro. La speranza, secondo me, è quella di avere della pubblicità gratuita e... di aumentare gli ingressi alla Fiera stessa.
Questo è quello che penso!
Al riguardo, invece, della polemica attualmente in corso, voi che dite? La cultura israeliana alla Fiera del libro: Ci deve essere? Non ci deve essere? Io dico che sì, deve esserci. In fondo il popolo ebraico ha una storia millenaria, incredibile, ricca di esperienze importanti. La cultura del popolo di Israele deve essere presa in considerazione, così come la cultura tedesca non è stata messa al bando per la colpevolezza della politica nazista. La politica deve, ripeto, DEVE STARSENE FUORI DALLE MANIFESTAZIONI DI CULTURA!
La politica è la politica. La cultura è la cultura. Le due cose non vanno mischiate, se non per motivi storici, in quanto la politica può essere fonte di ispirazione di una corrente di pensiero, e la cultura può essere fonte di ispirazione di una corrente di pensiero. Ma se una tenta di prevaricare l'altra, allora, scompare la cultura, scompare la politica, rimane solo la prepotenza!