Su Scriptorium... il mio racconto: qui.
sabato 10 maggio 2008
giovedì 27 marzo 2008
I miei ebook gratuiti...
Finalmente ebookgratis.net ha reso disponibile sul suo database il mio raccontino Vampiresco dal titolo 'Il Desiderio di Mordere'.
Lo potete trovare cliccando qui, oppure, se siete lettori de La Tela Nera, anche qui.
Oppure... se preferite entrare nelle mie statistiche di download, lo potete scaricare anche da qui.
La copertina che vedete qui a fianco, invece, è relativa ad un secondo ebook. Si tratta di un racconto di fantascienza. Un esperimento. Difatti la storia è caratterizzata solamente da dialoghi. E' ambientata nel cyberspazio ma non è ispirato né alla trilogia di Matrix, né ai romanzi di Gibson.La sua stesura finale, difatti, era già pronta a metà del 1998 e i film dei fratelli Wachowski erano ancora da venire (Matrix è del 1999). Probabilmente il racconto si ispira (molto liberamente) a Tron.
Non voglio svelare altro, al riguardo di questo racconto, visto che è già apparso, in tempi non sospetti, anche qui, su Scrivi. La versione leggibile online è quella del 1998. Il pdf, invece, è stato riveduto e corretto. Niente di trascendentale. Giusto piccoli lavoretti di pulizia sul lessico (diventuto più "informatico") e sulla sintassi (qualcosa scappa sempre).
A questo punto, non mi resta che dirvi dove cliccare per scaricarlo... ovvero, qui!
Pubblicato da Gloutchov a 8.45 12 commenti
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sabato 22 marzo 2008
Mazinga Vai...
Così, ho deciso di allietare questa giornata pre-pasquale con un sogno, un sogno che ho fatto questa notte e che stamane è rimasto impresso nelle mie meningi. Cosa l'abbia ispirato non lo so proprio... ad ogni modo, eccovelo (romanzato):
Il professore mi aveva costretto ad un addestramento non convenzionale. Ero all'oscuro di tutto, avrei ricevuto la solita chiamata improvvisa attraverso il trasmettitore che portavo al polso. Così, piuttosto che starmene alla base covando uno stato di agitazione ed inquietudine, avevo deciso di andare alla spiaggia, dove June stava esibendosi su un palco assieme alla sua band. Non avevo mai amato la sua musica, nonostante quella ragazza cercava di coinvolgermi con tutte le sue energie, ma quel giorno avevo voglia di qualcosa di diverso.
Mi ero appoggiato allo steccato che separava la strada dalla sabbia dorata di quella piccola spiaggia. In lontananza vedevo il palco. June imbracciava il basso con grinta. Il microfono era in mano ad un ragazzo scuro di carnagione. Era alto e atletico. Le sue fattezze erano europee e cantava una cover dei Metallica. Era bravo. Tutta la band era brava ma, ascoltando quel brano, un senso di inquietudine mi aveva colpito. I ricordi, quei maledetti ricordi, risvegliavano in me sempre quella sensazione di impotenza, di incapacità a dominare la vita che mi era stata concessa. Difatti, ero sempre stato in balia delle decisioni prese da altri. Prima l'orfanotrofio, poi il professore, il dovere verso la Terra e il suo popolo, i desideri di June. Amavo June ma, a volte il legame che mi teneva stretto a lei sembrava quasi essere un laccio al collo. Un collare.
Alzai lo sguardo oltre il palco. Le colline verdi sembravano brillare di luce propria. Ma quello che vedevo era uno spettacolo innaturale. Ci volle poco perché apparisse il mostro. Uno strano mostro dalle sembianze di un pupazzo di neve. Era accompagnato da due stalloni enormi. Uno nero come la pece, uno marrone pezzato. Correvano al suo fianco e sputavano fiamme sulle foreste indifese.
Saltai sulla moto, parcheggiata proprio alle mie spalle. La misi in moto con un gesto rabbioso e scattai sull'asfalto per raggiungere il più in fretta possibile la base. In quell'istante il trasmettitore cominciò a lampeggiare. La voce del professore. Ma ero già in viaggio. Lo scambio di battute fu breve e terminò all'ingresso della base. Casco, tuta rosso fuoco, corsa all'hangar del Brain Control Aircraft. Check up della strumentazione e accensione dei motori.
La spinta dei propulsori mi costrinse contro lo schienale del mio sedile mentre il piccolo velivolo percorreva il tunnel segreto di lancio. Il fuoco della lava, l'azzurro intenso delle acque, il biancore brillante del sole. Il Brain Control era già in volo - Mazinga Fuori! - ordinai.
Un vortice vomitò il possente robot dalle profondità del mare. Impennai e allineai il mio velivolo al robot. Quindi attivai la procedura di agganciamento.
- Mazinga, all'attacco!
Sfoderai le ali del robot dalla sua schiena e, a velocità massima, mi diressi verso la spiaggia. Quando fui sul luogo, il palco era in fiamme. La folla che fino a poco prima aveva animato la spiaggia stava correndo in ogni direzione. Il mostro, nonostante il suo aspetto bizzarro, seminava terrore ovunque.
- Pugni Atomici Rotanti!
Lanciai entrambi i pugni contro la mole biancastra del nemico. Atterrai ad un centinaio di metri da lui e studiai la velocità di movimento dell'avversario. I pugni tornarono alla loro sede senza aver scalfito il corpo dell'enorme pupazzo di neve.
- Spada Diabolica!
Sfoderai la spada e mi gettai all'attacco. Il Mazinga sembrava lentissimo nella corsa su quella sabbia cedevole. Il mostro mi aggirò con facilità e mi fece cadere a terra. Rotolai e tornai a fronteggiarlo, nonostante fossi a terra - Missile Centrale!
Un altro colpo a vuoto. I cavalli mi attaccarono alle spalle con le loro fiamme. Li neutralizzai velocemente con i pugni perforanti. Poi mi rialzai per fronteggiare il pupazzo di neve.
- Grande Boomerang!
Il boomerang volò rapido e, finalmente, fece qualche danno. Uno dei bracci del mostro venne tagliato come fosse stato fatto di neve vera. Ebbi l'illuminazione mentre l'avversario si avvicinava per sfoderare il suo attacco micidiale.
Sorrisi.
Quando fu a qualche passo dal Mazinga, ordinai - Raggio Gamma!
Il raggio termico colpì in pieno petto il mostro nemico. Questo mi guardò sbalordito, il suo corpo cominciò a sciogliersi come neve al sole. Ci volle meno di un minuto perché scomparisse completamente.
Il nemico era vinto.
Ecco... il mio sogno è continuato con il rientro del Mazinga alla base e il classico finale con l'eroe che guarda il sole al tramonto e riflette sulla sua condizione, ma quelle riflessioni, le ho probabilmente fatte in dormiveglia, perché erano molto personali. Le tralascio per non annoiarvi... piuttosto, vi voglio ricordare che cliccando qui è possibile scaricare il mio racconto Horror: Il Desiderio di Mordere.
Buona lettura e, Buona Pasqua!
Pubblicato da Gloutchov a 10.26 5 commenti
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giovedì 13 marzo 2008
Ce l'hai d'oro?
Vi regalo l'incipit...
- Non uscirò mai più da questa stanza, lo giuro!
Laura era sdraiata sul proprio letto. Abbracciava stretta il cuscino, piangeva, mordeva il tessuto delicato di colore azzurro come il cielo primaverile tempestato di delicate nuvole di zucchero filato. Piangeva, singhiozzava, gridava soffocando il suo dolore nel cuscino che ormai era stritolato, tant’era la forza che usava per tenerlo stretto a se.
Sopra al letto, una piccola foto appoggiata ad una scansia. Lui, il viso sbruffone, lo sguardo limpido di quegl’occhi verdi come un lago di montagna. Il sorriso sornione. Il capello biondo mosso dal vento. Aveva sorriso a lei quel giorno. Il giorno in cui gli aveva rubato quella immagine con la sua macchina fotografica.
Era passato un anno, un anno intero dal giorno in cui lo aveva fotografato. Il suo grande amore.
- Ti giuro che nessuno mi vedrà mai più. Ti odio. Ti odio come non ho mai odiato nessuno.
Inspirò forte. Il naso emise un rumore poco signorile. Lei si strusciò nel cuscino per pulirsi dalle lacrime. Ma queste non smettevano di uscire dai suoi occhi arrossati.
- Sei uno stronzo. Avevi promesso...
Le parole non le uscivano di bocca. Era disperata. Scalciò. Si sollevò a sedere. Afferrò violentemente il cuscino che fino a poco prima aveva stretto a se e, lo scagliò con tutte le sue forze contro la parete della sua stanza.
- Stronzo!
Dalla porta della camera, chiusa a chiave, la voce preoccupata di sua madre sussurrava pietosamente - Laura, stai bene?
(...continua)
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venerdì 8 febbraio 2008
Al Cinema
Ad ogni modo, questo racconto va inserito in un contesto ben particolare, perché narra una vicenda realmente accaduta. Una delle tante che fanno parte della mia piccola vita. Un racconto che va unito ai precedenti: 'Il Pacco Regalo' e 'Il Ragazzo di Tuni'.
Come al solito, qui sotto troverete l'incipit, mentre il racconto completo lo potrete leggere su questa pagina.
Giunsi ai piedi della rampa di scale con il cuore che batteva forte. Era una domenica pomeriggio, il primo spettacolo era iniziato da circa mezz’ora e la sala d’attesa era completamente vuota. Dall’ingresso non riuscivo a vedere nessuno, sapevo che dovevano esserci almeno cinque persone, tra cui lei, il motivo per cui ero andato al cinema nonostante la febbre, nonostante il mal di stomaco.
Presi un lungo respiro e cominciai a salire la scalinata. Feci i gradini a due a due. Entrai di slancio, la mia idea era di prendere Monica da parte, dirle ciò che avevo da dire, e fuggire subito a casa, al caldo, sotto le coperte con un bicchiere di aspirina sul comodino.
- Ciao, - fu lei a vedermi, e salutarmi, per prima - sei venuto per il film?
- Ciao, - risposi annuendo - visto che non posso andare in bici…
Lei era dietro al vetro della biglietteria. La sua voce mi giungeva soffocata e distorta dalla spessa vetrata che si interponeva tra noi.
- Non sto troppo bene, - aggiunsi - il mio stomaco non mi da tregua da ieri sera…
- Anche tu? - chiese lei per nulla sorpresa - E’ successo anche a me e a Denis.
Eccolo lì, il nome che meno avrei desiderato sentire. Fino a ieri amici per la pelle, ora, in lotta per motivi di cuore.
- Sul serio? - chiesi facendo finta di essere sorpreso.
(...continua)
A proposito:
Stasera, alle 18e30, presso la libreria Mondadori in Via d'Azeglio nr.34, a Bologna... ci sono io, che vi presento il mio libro: '31 Ottobre'
Pubblicato da Gloutchov a 9.52 7 commenti
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mercoledì 9 gennaio 2008
Sogna Sarajevo
Non aggiungo altro, che al lavoro sono indaffaratissimo.
Qui sotto vi propongo l'incipit, se lo volete leggere tutto, lo trovate qui.
I raggi del sole scendevano sulla terra con l’irruenza di un giovane alle ricerca di avventura, oltrepassavano le nubi bianco latte che macchiavano uno splendido cielo azzurro primaverile e si tuffavano sulla piccola giardinetta come un occhio di bue sul palco di un teatro lirico.
La vettura si muoveva stancamente lungo la strada asfaltata piena di curve. Schivava i grossi picchi di montagna ruggendo di fatica mentre nel cielo sereno dei piccoli passerotti volavano in formazione alla ricerca di nuovo cibo.
- Guarda papà, - diceva la piccola Lucia indicando gli uccelli - guarda gli uccellini
- Papà, papà - diceva intanto Massimo - Michele ha sbrodolato sul sedile!
- Caro, - si inseriva nel frattempo la moglie - penso che abbiamo sbagliato strada, sai? - annunciava con voce allarmata maneggiando la cartina - Dovevamo svoltare qui, prima dell’incrocio
Il povero Giacomo non sapeva che pesci pigliare, da una parte i figli, dall’altra la moglie, ed infine c’erano quelle strade maledette senza nemmeno una indicazione. Guidava nervosamente nel bel mezzo di un paesaggio idilliaco. I grilli cantavano allegramente nei prati a pochi metri della strada. I cervi si avvicinavano al confine della foresta incuriositi dal rumore della vettura e un debole venticello accarezzava i primi fiori che sbocciavano per salutare il sole.
- Papà, papà - insisteva Massimo - quand’è che ci fermiamo? Mi scappa!
(...continua)
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domenica 30 dicembre 2007
Tempus Fugit
Questo raccontino era stato scritto per partecipare ad un concorso, solo che non mi ero accorto che il racconto doveva essere autobiografico e, così, visto che là non lo vogliono, ve lo propongo qui...- Tatatatan… Tatatatan…
- Beng… Beng…
Giorgio si era riparato dietro al grosso pino silvestre del cortile. Faceva finta di sparare con un mitra al suo compagno di giochi, Massimo, che era sdraiato a terra con una pistola di plastica.
- Ti ho colpito!
- No, non è vero…
- Ragazzi! - Smettetela di litigare - urlò la madre di Giorgio dalla panchina su cui sedeva. Stava chiacchierando con gli altri genitori ma, ogni tanto, alzava lo sguardo per controllare che il figlio non combinasse dei danni.
- Massimo! Cosa fai a terra! Alzati subito che ti sporchi!
- Ma mamma… così lui mi colpisce…
- Alzati subito! - ordinò.
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mercoledì 19 dicembre 2007
Il Nuovo Millennio
- Eminenza, eminenza...
Frate Marcello stava correndo lungo i vuoti corridoi di San Pietro alla ricerca del Cardinale Guglielmo da Vieste. I suoi passi pesanti rimbombavano nella buia cattedrale come piccole esplosioni mentre il ventre abbondante del frate ballonzolava animatamente in tutte le direzioni.
- Eminenza ! - gridava - Eminenza...
Una porta, pochi metri avanti al frate, s’aprì cigolando. Uscì il Vescovo Jean de Fécamp con uno sguardo corrucciato - Le sembra il modo di comportarsi in un luogo sacro ? - rimproverò al frate.
- Mi perdoni...- disse frate Marcello tra uno sbuffo e l’altro - ma alla televisione...
- Non credo che le sue motivazioni possano scusare il comportamento di poc’anzi, - l’interruppe Fécamp - dovrebbe fare uno sforzo e rispettare le regole !
- Ma...
- Niente ma, Frate !! - tuonò il Vescovo dall’alto del suo titolo.
Fra’ Marcello abbassò lo sguardo in segno d’obbedienza e attese in silenzio.
- Ditemi, ora, - continuò Jean de Fécamp con un tono più amichevole - Perché stavate cercando il Cardinale ?
Il volto di Marcello s’illuminò all’improvviso - La televisione. - spiegò - Una scoperta astronomica della NASA...
- Siete veramente convinto che una semplice scoperta astronomica possa interessare al nostro benamato Cardinale?
- Ha a che fare con l’enciclica di Sua Santità Silvestro II... - disse il frate senza riuscire a finire la propria spiegazione.
- Silvestro II ? - ripeté il Vescovo.
- Si, - continuò il fraticello, annuendo vistosamente - venne eletto Papa nel 999 Dopo Cristo...
- So chi era Silvestro secondo... - sbuffò il Vescovo con un volto dubbioso.
- ... è per via della sparizione delle stelle... ...la fine del mondo ! - esclamò frate Marcello.
All’improvviso il volto di Jean de Fécamp illuminò la stanza. Tutti coloro che avevano accesso alla biblioteca vaticana, sapevano cosa era successo nel corso dell’anno mille e, finalmente, anche il Vescovo aveva compreso ciò che il povero frate stava cercando di dire da venti minuti buoni. Soddisfatto d’aver capito ciò che voleva comunicare il frate, Fécamp regalò a Marcello un sorriso smagliante, poi, dopo un attimo, imprecò - Buon Dio !
Frate Marcello annuì in silenzio mentre vedeva passare l’espressione del Vescovo da allegra a disperata.
- Vieni, - disse Jean de Fécamp - dobbiamo trovare il Cardinale.
Entrambi gli uomini ripresero la corsa forsennata lungo i corridoi che in precedenza aveva tanto disturbato il Vescovo mentre fra le campate si diffondevano le urla rauche del Vescovo - Eminenza... eminenza...
(...continua)
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venerdì 14 dicembre 2007
Segnalazione
Beh, c'è un forum dedicato al fantasy che ha voluto pubblicarlo tra le sue pagine. Questo forum si chiama Fantasy Others e, la pagina dedicata al mio racconto è questa.
Pubblicato da Gloutchov a 20.02 0 commenti
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mercoledì 12 dicembre 2007
Il Dono
Mi sono spaventato. Non volevo perdere quel vecchio lavoro, un racconto che aveva partecipato ad un concorso del 1998 e che era giunto finalista (credo secondo... ma non mi ricordo più di preciso).
Ad ogni modo, ho cercato di recuperarlo e, dopo averlo risalvato, ho deciso di pubblicarlo anche online, ovviamente, qui.
E, come al solito, per invogliarvi alla lettura, lascio qui sotto il suo incipit:
La notte era calata all’improvviso quel giorno. Un manto scuro era disceso a terra nascondendo la luce del sole alle creature che abitavano il bosco. Miriadi di stelle si erano accese come lampadine e, sopra di esse, il cerchio macchiato della Luna brillava come una regina tra le principesse.
Nel bosco tutte le creature avevano trovato un rifugio per la notte. Un pertugio tra le rocce, il foro di un vecchio tronco rinsecchito, il ramo più alto di una quercia secolare, tutto era utile per sfuggire ai predatori notturni. I guardiani della foresta si erano ridestati dal sonno solare. Decine di occhi gialli si erano aperti assieme, sparsi tra le fronde degli alberi più vecchi.
Civette e Gufi cominciarono il loro instancabile lavoro di osservatori, di guardiani, di testimoni inviolabili del regno lunare. Quante storie avevano osservato e vissuto gli occhi spalancati dei buffi e saccenti volatili notturni. Storie di gioia, di dolore, di fame e di terrore. Storie legate strettamente al ciclo della vita, a volte tragiche, a volte commuoventi, ma tutte necessarie per la sopravvivenza dell’intero universo boschivo.
Quella notte, però, i loro occhi gialli e rotondi, avrebbero assistito ad un dramma che...
(continua...)
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venerdì 23 novembre 2007
Racconto di Natale
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lunedì 19 novembre 2007
Sopravvivenza e Crisi Economica
Stamane ho pensato a quel raccontino e, visto che l'ho scovato nei meandri dell'hard disk, eccolo qui!
Sopravvivenza e Crisi Economica.
Non sapeva cosa fare, così iniziò a pensare.
Voi vi chiederete di chi parlo ed io, intuendo la vostra curiosità, vi rispondo immediatamente. Parlo di Rick 7-Salk , navigatore iperspaziale, al momento disoccupato, perché il motore iperspaziale è fuori uso. Rick pensava nella solitudine della toilette della sua nave. Pensava che non era molto comodo perché la tavoletta era appoggiata alla parete e doveva muoversi convulsamente per non causare una perdita all'impianto, che sarebbe risultata quanto mai grave in quanto i nove metri cubi d'aria della cabina, che costituiva la parte abitabile della nave, non dissipavano molto bene i cattivi odori. Pensava a come avrebbero fatto, lui e il suo copilota, a tornare a casa senza il motore in funzione. Non avrebbe più rivisto la madre Terra, la mamma, il papà e la sorellina. Pensava all'effetto iperspaziale di ringiovanimento precoce: in 32 anni sarebbe ridivenuto un feto, poi uno spermatozoo e un uovo, e quindi più nulla. Moriva nascendo di nuovo. Pensava, e solo questo gli rimaneva della vita. Poi accadde l'imprevisto: dopo lo "stuff" causato dal distacco dei glutei dalla tavoletta, si girò e vide un pezzetto di un centimetro cubo, forse uno e mezzo, di escremento scivolare sul pavimento. La bassa gravità gli fece fare un atterraggio morbido e ciò evitò che il pezzetto si spappolasse.
Rick si mise le mani nei capelli. Urlò al suo copilota:
- Siamo finiti, è accaduto l'irreparabile!
- Cosa? - replicò Jody, che intanto iniziava a sentire un odore nauseante impregnare l'aria.
Gli occhi di ambedue rimasero fissi sull'insignificante pezzetto di cacca. In un gesto di disperazione Jody disse:
- Ma cos'hai, le emorroidi?
Rick si accasciò per terra disperato:
- No, ho mangiato la scatola di fagioli liofilizzati per stitici, la toilette non ce l'ha fatta, non ha retto la massa esorbitante di escrementi.
Jody urlò:
- Semo, semo e scemo! - poi svenne.
Rick non riusciva quasi più a respirare. Passò un quarto d'ora e l'aria era strasatura dell'odore nauseante. A Rick, sebbene a malincuore, non restava che una soluzione: uccidere Jody per poter sopravvivere qualche attimo di più. Si guardò le mani con sguardo omicida e le poggiò sul collo di Jody, ancora disteso sul pavimento della cabina. Premette sempre più forte sino a che non ne poté più, poi, sudato, si sedette con l'intenzione di attendere di lì a poco la fine.
I cinque fazzoletti che si premeva sulla bocca non lo riparavano più dalla puzza. Sentiva che lo stomaco non avrebbe resistito più per molto. Guardò le maschere antigas che purtroppo servivano solo contro i gas nervino ed esilarante. Le forze gli stavano per mancare quando gli venne l'ultima idea. Se voleva vivere ancora per una sola ora , poteva indossare la tuta e farsi un giro nell'iperspazio usufruendo dell'ossigeno delle bombole. Indossò la tuta e, con le ultime forze, uscì. Gli sembrava di rinascere; poter respirare ossigeno era un sogno, era senz'altro meglio morire respirando ossigeno piuttosto che puzza di escremento.
Passò l'ora di vita che gli regalavano le bombole. Vedendo la morte vicina diede un'occhiata, forse l'ultima, all'interno dell'astronave. Si avvicinò alla cabina di pilotaggio ed, attraverso i vetri, osservò l'interno. Si stupì; Jody era in piedi ed il pezzo di escremento non c'era più. Jody rideva e tentava di parlargli, ma lui non sentiva. Jody scrisse qualcosa su di un pezzo di carta e lo appoggiò al vetro. Rick lesse:
- Credevi di avermi ucciso, brutto scemo; la cacca, per mezzo del ringiovanimento iperspaziale, è diventata una torta e me la sono pappata. Ora l'aria è tornata respirabile.
Rick si diresse verso il portello di entrata e tastò la maniglia, si era inceppata. Iniziò a piangere, ma Jody, molto generosamente lo aiutò ad entrare.
Sedettero al quadro comandi e poco dopo arrivò una astronave di soccorso che li aiutò a tornare nello spazio, ma nel passaggio dall'iperspazio allo spazio Jody vomitò e rischiarono di morire di nuovo, ma fortunatamente furono tratti fuori dall'astronave appena in tempo.
Dopo un mese di degenza in ospedale per asfissia da puzza, raccolsero cinquantamila firme e riuscirono a far approvare una legge che prevedeva che le toilette dovevano essere in posizione orizzontale e che la cubatura della cabina di comando delle astronavi doveva superare i centocinquanta chilometri cubi (legge n° 541/C del 8888 a.C.). In seguito a ciò ci fu una grossa crisi economica in quanto il carburante per sollevare astronavi di tali dimensioni non si riusciva più a reperire, ma ciò lo discuteremo un'altra volta.
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sabato 17 novembre 2007
L'uomo con le ali
Secondo le statistiche, l’ottanta percento della popolazione mondiale ha pensato al suicidio almeno una volta nella vita. La maggior parte degli intervistati ha dichiarato espressamente che, se un giorno decidesse di compiere il passo fatale, lo farebbe sicuramente lanciandosi nel vuoto.
Il Based Jump, inventato in America da pochi anni, rivela chiaramente il desiderio comune di precipitare dalle alte quote. Sebbene solo una minoranza della popolazione si dedica a questo tipo di sport, in molti hanno espresso il desiderio di provarlo almeno una volta.
Io ho abitato per ventisette anni in un appartamento dell’Empire State Building e, ho sempre avuto l’abitudine di guardare la città dalla mia finestra di mattina. Tutte le volte ho ammirato le luci della città e, tutte le volte, ho considerato il fatto che, tra me e il marciapiede, c’erano circa novantasette metri di vuoto. Ciò nonostante, fino a ieri sera non avevo mai pensato di buttarmi di sotto. Alla fine, però, anche io sono riuscito ad entrare nelle statistiche.
Tutto è cominciato come un qualsiasi altro giorno.
Mi ero svegliato all’alba. Mi ero alzato ed ero andato alla finestra. Come al solito, il Sole stava là fuori a guardarmi con serietà: - Un altro giorno sta per iniziare. - pensavo.
Ho preparato il caffè, come da routine. A me piace forte, espresso, magari servito in una tazzina e non in uno di quei bicchieroni da bar. Ho preso due tazzine dalla credenza e le ho riempite con il liquido scuro e amarognolo. Poi ho appoggiato le tazzine su di un vassoio e sono andato in camera da letto. Quella era la seconda volta che dimenticavo di essere solo.
Justine era andata via da quattro giorni ma non riuscivo ancora ad abituarmi alla solitudine. Parlavo nel vuoto. Preparavo pranzo e cena per entrambi mentre, di mattina, facevo due caffè profumati.
A Justine piaceva il caffè. Ricordo ancora le sue labbra che lo assaporavano lentamente, lo sguardo deliziato, i suoi capelli che si perdevano nel vapore che usciva dalla moka ancora calda.
In silenzio ho guardato le due tazzine fumanti e ho bevuto il suo caffè. Ho pianto. Quella era la prima volta che piangevo senza vergogna.
...continua.
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lunedì 5 novembre 2007
Giulia
Vi lascio qui di seguito, come al solito, l'inizio del racconto. Se invece volete leggervelo tutto, cliccate qui.
Il volto di Giulia era pallido come il candido suolo della luna piena. I suoi occhi guardavano il piccolo disco illuminato nel cielo e piangevano in silenzio. Le lacrime scendevano lente. Rigavano le guance morbide e tumefatte della ragazza, scioglievano il lieve trucco della mattina.
Il petto di Giulia singhiozzava ininterrottamente. Tremava.
Giulia aveva freddo. L’abito stracciato non la riparava a sufficienza dall’aria pungente della sera. La sua pelle era lucida per la pioggerella che cadeva fine nello stretto vicolo in cui si era riparata.
Giulia aveva paura. I suoi occhi correvano come disperati verso il marciapiede che aveva di fronte. Sperava di veder passare qualcuno, cercava disperatamente aiuto ma, a quell’ora della notte, solo la pallida luce della luna poteva rinfrancare il suo animo.
Guardava i muri. Guardava le strane scritte incise con la vernice sui mattoni scrostati delle case invecchiate dal tempo. I disegni le ricordavano l’infanzia. Le ricordavano il passato lontano, quando era ancora una bambina spensierata, senza problemi e, il mondo, sembrava un paradiso pieno di giochi e meraviglie da scoprire.
Nei disegni meravigliosi incisi sulla pietra rivedeva la campagna. La vecchia casa dei nonni, immersa nel verde, a pochi passi dalla villa dei signori Bassi.
Lei, bambina dai capelli dorati, amava correre in quei campi sconfinati assieme al suo dalmata adorato. Si chiamava Birillo. Era un cucciolo allegro e giocherellone, proprio come lei.
Ogni volta, mentre la mamma e il papà rimanevano a chiacchierare davanti ad un bicchiere di vino novello col nonno e la nonna, Giulia fuggiva per i verdi prati. Correva indisturbata, saltando da un sasso all’altro, incitando il suo cane ad imitarla.
...continua.
P.S.
Sul lavoro l'ADSL latita ancora. In queste sere farò fatica a venirvi a trovare. Spero di recuperare presto la mia mancanza...
Pubblicato da Gloutchov a 21.28 0 commenti
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martedì 23 ottobre 2007
Il Ragazzo di Tuni
Il racconto lo trovate qui e, come al solito, qui trovate l'elenco di tutti i racconti disponibili in rete.
Ed eccovene un piccolo assaggio:
La mano di Alex si allungò sotto le coperte cercando il fantasma di una donna. Si mosse lenta, percorrendo tutto il materasso, palpando ogni centimetro che poteva raggiungere. Alex stava dormendo profondamente. Nella stanza regnava l’oscurità più profonda, la radiosveglia, girata contro il muro, indicava le sei e cinquanta del mattino. Un debole gemito sfuggì alla bocca del ragazzo - Tuni… - sussurrò con il volto immerso nel cuscino.
Il silenzio regnava sovrano in ogni angolo della stanza. In lontananza, il ticchettio dell’orologio di Alex segnava il ritmo dei suoi sogni. Poi, all’improvviso, la radio si accese. Il rombo di una batteria rullante riempì la stanza come la carica della cavalleria, Alex saltò a sedere sul materasso, preso di sorpresa. Era affannato, quasi spaventato. I suoi occhi erano spalancati, increduli per ciò che stava succedendo nella stanza. Poi si rese conto che la radio si era accesa. Alla cieca mise il volume della radio ad un livello ragionevole e sospirò. Probabilmente aveva preso contro alla sveglia durante il sonno e aveva spostato il volume sul massimo. Girò l’oggetto in modo da poter leggere l’ora, segnava le sei e cinquantuno.
Con fatica Alex scese dal letto. Appoggiò i piedi sul pavimento gelido e cominciò a cercare le ciabatte nell’oscurità. Trovatele, si diresse in bagno per espletare le sue funzioni mattutine.
Dieci minuti più tardi era già in camera per aprire tutte le finestre. Sollevò la tapparella con uno sforzo. Oltre la finestra c’era solo una nebbia fitta e glaciale. Aprì leggermente un anta per lasciar passare un po’ d’aria mattutina e tornò in bagno.
Gli occhi assonnati osservarono lo specchio con sufficienza - Si ricomincia. - sbuffò.
continua...
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mercoledì 17 ottobre 2007
Il Giro delle sette fontane
Trovate qui il testo completo. Qui sotto, invece, trovate una sorta di incipit...
Erano ormai diversi anni che mister Valdes desiderava rivedere i luoghi della sua infanzia. Aveva lasciato l’Italia il giorno del suo ventesimo compleanno, quando suo padre, di origine svizzera, era stato richiamato in patria dalla famiglia per assistere i genitori malati. Da allora, il giovane Valdes aveva vissuto all’interno dei quattro cantoni, passando da un collegio esclusivo ad un altro, senza mai dimenticare le terre incantate che aveva imparato a conoscere durante l’età dell’innocenza. Col tempo mister Valdes era diventato un ottimo medico. Stabilitosi in un piccolo paese di montagna, aveva cominciato ad assistere i paesani malati andandoli a trovare direttamente nelle loro dimore. Per muoversi utilizzava un vecchio carro, ereditato dal nonno paterno, che poteva convertire facilmente in slitta durante i periodi invernali.
Il piccolo paese in cui aveva scelto di vivere era proprio quello che aveva sognato durante l’infanzia e il legame con la gente del luogo riusciva sempre a riscaldare il suo cuore con amicizia ed affetto. Il compagno inseparabile di mister Valdes era Amerigo. Un vecchio cavallo da tiro che sembrava vivere in quella valle sin dall’inizio dei tempi. Ogni giorno Valdes legava Amerigo al vecchio carro e, con la lentezza tipica di un sauro attempato, si recava di porta in porta per assistere i suoi pazienti. In quelle case trovava sempre un ottima accoglienza. Sul tavolo, in soggiorno, l’aspettavano sempre un dolcetto ed un bicchiere di vino novello.
continua...
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lunedì 24 settembre 2007
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L'idea di pubblicare questo racconto, qui, oggi, mi è saltata in mente qualche giorno fa, mentre me ne stavo a tavola con i miei colleghi. Si parlava di cavolate, da Second Life a quel cinese che è morto per troppa frequentazione della rete. E così il discorso si è allargato alla letteratura fantascientifica e alla sua evoluzione. Difficile trovare oggi dei libri che parlino di esplorazione spaziale o, di avventure nello spazio. Quella è roba da anni sessanta. Oggi va di moda il cyberspazio. Un luogo dove tutto è possibile e, soprattutto, tutto è possibile senza porsi troppi vincoli. Già, perché se si parla di pianeti e di viaggi spaziali bisogna necessariamente conoscere un briciolo di fisica e non si può inventare tutto. Insomma, la razza umana ha dei limiti ben definiti e non si possono ignorare. Nel cyberspazio, invece, tutto è possibile. Già, perché è un mondo ancora tutto da esplorare e soprattutto perché con i computer, già oggi è possibile fare cose incredibili.
A mio parere, la scelta del cyberspazio è un impoverimento della fantasia fantascientifica. Già! E' triste pensare che il futuro dell'uomo rimarrà vincolato a questa piccola pallina azzurra chiamata Terra. Ho come la sensazione che l'invasione del cyberspazio nella fantasia dell'uomo possa portare ad un impoverimento della nostra evoluzione. Insomma, l'uomo è sempre stato un esploratore. Le terre emerse, i mari, il fondo dei mari e lo spazio circostante la Terra. Ora abbiamo abbandonato quasi tutto per viaggiare in un mondo virtuale costruito da noi stessi... è affascinante, certo, ma anche limitante. Un giorno il nostro Sole annienterà la Terra, è certo. E a me piace pensare che l'uomo sarà in giro per le galassie, abitante dell'universo come nei romanzi di Asimov sulle collane dell'Impero e della Fondazione. Se rimarremo inchiodati nel nostro cyberspazio, il giorno in cui il Sole morirà, noi moriremo con lui. Come viene detto in Sunshine, un bellissimo film di fantascienza classica uscito poco tempo fa: noi siamo fatti di polvere di stelle e torneremo ad essere polvere di stelle.
Beh, non è detto. Forse il nostro futuro sarà a metà delle due esperienze fantascientifiche o, ancora forse, il nostro futuro sarà del tutto differente. Con questo breve (insomma!) racconto, all'epoca, mi feci travolgere da pensieri del tutto simili a quelli qui sopra esposti. Ma non mi dilungo oltre, eccovi qui un assaggio:
- Ti avevo detto di non chiamarmi a questo indirizzo.
- Non potevo farne a meno. È importante che tu sappia.
- Sto lavorando. Non posso interrompere le comunicazioni di tutto il perimetro per un capriccio. I supervisori lo verrebbero a sapere e, io, finirei nei guai seri.
- Lydia è stata terminata!
- Cosa?
- Lydia ha cessato la propria attività nella notte scorsa. I supervisori non hanno diramato alcun comunicato ma, questa mattina, il suo settore era diretto da un nuovo driver.
- Accidenti. Come è stato possibile?
- Qualcuno pensa ad una talpa.
- Una talpa?
- Si. Julius, che si occupa dei terminali di smistamento, è riuscito a recuperare un frammento di messaggio proveniente dalla centrale.
- Un messaggio dal Centro elaborazione dati?
- Si.
- Siete sicuri?
- Sul messaggio era descritto tutto quanto.
- Chi è stato incaricato di cancellare i database di Lydia.
- Abbiamo mandato Magellano.
- Mm... è vecchio ma sa quello che deve fare. Perfetto. Non lasciatevi sfuggire nemmeno una parola su questo fattaccio. È possibile che ci siano orecchi dappertutto.
- Ok. Invierò il tuo ordine a tutti e dodici.
- Ormai siamo in undici, Gionata.
- Pensi di reclutare qualcun altro?
...continua qui.
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venerdì 7 settembre 2007
Guerriero Immortale
Un vento di ponente soffiava sommesso sul campo di battaglia. Il manto erboso era oramai saturo di sangue e di morte. Decine e decine di cadaveri cominciavano a puzzare mentre nugoli di insetti si riunivano a mezz’aria come se si apprestassero ad un banchetto di nozze. Nessun uomo era rimasto in piedi. Nessun cavallo aveva ancora il fiato per nitrire. Brandelli di bandiere sventolavano spinti dal soffio senza vita del vento. Sul manto erboso in cui si era svolto lo scontro, ora, si potevano riconoscere solo le lamiere contorte di armature e corazze, le ossa spolpate dagli uccelli, i corpi dei nobili guerrieri divorati dagli insetti.
In mezzo a quel campo di morte e follia, stava eretto, in piedi, un uomo dall’aspetto malandato. Vestiva con abiti smessi, ottenuti da armature, da mercanti, da passanti che aveva incontrato, e ucciso, lungo la sua strada.
Quell’uomo se ne stava ritto davanti a quello scempio di vite umane come se stesse contemplando la propria opera. Nelle mani teneva strette ancora una coppia di spadoni macchiati di sangue umano. Il terrore si poteva leggere nei suoi occhi, perché il terrore era la sua condanna.
...continua qui.
Pubblicato da Gloutchov a 10.20 2 commenti
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sabato 1 settembre 2007
Diciotto Ruote
Buona Lettura...
DICIOTTO RUOTE
Partirono alle quattro del pomeriggio.
Il cielo era plumbeo come il mare in burrasca. Nubi minacciose si muovevano ululando verso i palazzi della città mentre, un forte vento di levante, le costringeva ad arrotolarsi e dimenarsi su se stesse.
Avevano deciso di compiere il giro ugualmente, la minaccia non intimidiva i due ciclisti e li spingeva a sfidare le forze della natura. Partirono alle quattro del pomeriggio. Decisero di seguire l’orlo bluastro delle nubi che li sovrastavano. Dietro di loro c’era il vuoto. Davanti a loro un vento micidiale li costringeva a sprecare energie preziose per avanzare.
L’aria era carica di umidità. Nessun tuono, nessun fulmine preannunciava l’arrivo del previsto mal tempo. C’era solo quella strana sensazione, quel nodo alla gola, quella paura nascosta di venire travolti dall’acqua piovana.
Il primo pedalava con energia. Il suo cavallo d’acciaio sorrideva con intensi riflessi le comparse sporadiche di un sole affaticato. Subito dietro, a pochi centimetri dalla ruota posteriore della prima bici, c’era il secondo ciclista. Pedalava furioso, tenendo un occhio puntato davanti a se, un altro rivolto al cielo ed un altro all’asfalto rovente.
L’aria era irrespirabile. L’umidità circondava i due ciclisti che cercavano di trovare l’ossigeno nella velocità delle proprie cavalcature. Pedalavano come forsennati in una corsa per la vita. Sapevano che quella era l’unica possibilità per loro. Se avesse piovuto, sarebbe stata la fine. Se avessero rallentato, sarebbe stata la fine. Se si fossero fermati, non sarebbero più riusciti a ripartire.
...Segue a questo indirizzo.
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Racconti
E' un po' di tempo, però, che questa abitudine ha cominciato a tentennare. Un po' perché sono impegnato a scrivere un nuovo romanzo, un po' perché credo che il blog non sia proprio la piattaforma ideale per diffondere i propri scritti. La lettura a puntate è complicata, specie per chi si imbatte in una storia che è già iniziata. Per cui, da oggi, ho deciso di cambiare metodo.
Per prima cosa, i racconti migreranno dal blog 'personale' a questo blog, che credo più "a tema". Poi, d'ora in avanti, pubblicherò un solo post per racconto. Il post, per evitare che sia troppo lungo da leggere, conterrà semplicemente l'incipit del racconto. Il resto del racconto potrà essere letto con comodo su Scrivi.com, al link che fornirò nel post stesso.
Qui a lato, inoltre, già potete trovare il link della mia 'directory' su Scrivi.com. In essa trovate l'elenco dei racconti che ho già pubblicato su blog (a parte i romanzi brevi, o i racconti lunghi... insomma, quelli che pubblico su boopen e lulu!), pazientemente riversati in questi giorni estivi, e troverete in futuro anche i nuovi racconti che avrò intenzione di diffondere in rete.
E, dopo questo preambolo, voglio partire subito con un nuovo racconto... ma a questo scopo, vi rimando al post successivo.
Pubblicato da Gloutchov a 10.23 1 commenti
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