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sabato 26 aprile 2008

Travolti dalle Onde

fraz. 3

Sulla scala mobile Ilaria era davanti a lei. Era girata dando le spalle alla direzione di marcia e continuava a lamentarsi del ragazzo che aveva appena mollato - Beata te, - disse - almeno te lo puoi scegliere con calma e attenzione. Io sono troppo sotto pressione.
Maura l'aveva guardata stupefatta. Non riuscì a trattenere una sonora risata per quello che aveva appena detto la sua amica. Arrivarono in cima che ancora rideva. Scesero dalla scala e si avviarono verso Oviesse. Solo lì Maura riusciva a trovare qualcosa che poteva contenerla. Così diceva lei alla sua amica che sbuffava come una locomotiva ogni volta che era costretta ad entrare in quel negozio.
- Io non capisco proprio. - disse Ilaria - Come fai a vestire con questa roba. Non vorrai mica paragonarla con Miss Sixty!
- Miss Sixty? - aveva risposto Maura - Ma mi hai mai guardata? Io non ci entro in quella roba. E' fatta per anoressiche come te, mica per balenottere.
- Eddai... Non sei una balenottera.
- Già! Hai ragione, non so neppure nuotare, io.
- Beh, quanto al nuoto, potrei insegnarti io, ma non sei mai voluta venire in piscina con me.
- Lo sai perché!
Ilaria sbuffò e si fermò di scatto afferrando l'amica per gli avambracci - Ora mi devi ascoltare. - disse risoluta - Devi smetterla con questa storia che sei grassa. Tu non sei grassa. E' colpa della Tiroide.
- Sai che consolazione.
- Senti. Tu hai solo paura!
- Si, paura di svuotare la piscina con un solo tuffo!
Ilaria scosse la testa e riprese a camminare - Sei impossibile. Io cercavo di fare un discorso serio.
- Lo so. - Maura si era affiancata all'amica mentre questa curiosava annoiata tra le magliette di Oviesse - Ma io non mi trovo a mio agio in piscina.
- Guarda che non sei l'unica ad avere questo problema...
- Lo so.
- Ci sono tante persone sovrappeso che vanno in piscina e non si fanno dei problemi.
- Lo so.
- Ci sono anche dei grassoni che si credono belli. Pensa che ci provano anche con me!
- Lo so.
- E allora...
- E allora io non sono loro!


(...continua)

Note:
Proseguo nel pubblicare piccole frazioni di un racconto a puntate che, al momento, è fermo. Sto pensando ad una revisione più ampia dell'idea che mi ha ispirato e, è probabile che quanto stiate leggendo sparirà completamente e/o verrà rivisto in modo profondo. E' ancora tutto campato per aria ma, ieri pomeriggio, mentre pedalavo sui colli, ho pensato molto a come potrebbe svilupparsi questa storia. Ho ancora bisogno di un po' di tempo... è anche probabile che si fonda con un'altra idea, più vecchia, che non ha mai trovato uno sbocco su carta...



sabato 19 aprile 2008

Travolti dalle Onde

fraz. 2

Maura stava zitta. Magari lei avesse avuto un uomo che la desiderava. Ma davanti allo specchio non appariva certo come Ilaria. La sua migliore amica. Si conoscevano sin dalle elementari. Avevano fatto le scuole assieme e, quando si era ammalata alla Tiroide, lei era rimasta come unica amica. Non era raro per le donne avere problemi alla Tiroide ma, alla sua età, Maura, aveva patito le pene dell'inferno. Era ingrassata, si era gonfiata in viso e, non c'era stato verso per tamponare la falla. A nulla era servito l'abbonamento alla palestra, i corsi di dimagrimento, l'acqua Jim, il personal trainer. I medici le avevano detto che era una questione di metabolismo. Che senza la Tiroide il suo corpo avrebbe subito quella metamorfosi ingiusta. A diciotto anni, Maura si vedeva come un piccolo "Omino Michelin" al femminile. Ciò che le scocciava di più erano i rotoli sui fianchi, quei dannati rotoli. E odiava ancora di più accompagnare la sua amica Ilaria a fare shopping. Lei sembrava non far caso alle misure di Maura ma, Maura faceva molto caso al corpo perfetto dell'amica.
Invidiava i completi che riusciva ad indossare per le feste. I perizoma, gli abiti attillati e i Jeans a vita bassa che la rendevano così provocante erano il suo incubo notturno. Ma il peggior colpo che subiva il suo ego da teenager era la schiera di ragazzi che correva dietro ad Ilaria.
Per quanto la sua amica fosse seria, stesse con un solo ragazzo per volta e non si desse alla pazza gioia, era comunque abbastanza stupida da scegliere quelli più belli, più ricchi, più strafottenti. E finiva sempre per essere mollata dopo che questi avevano ottenuto ciò che desideravano. Il suo fiore più prezioso, diceva Ilaria.
Maura rideva al pensare che la sua amica chiamava fiore prezioso ciò che invece lei chiamava "zoccolo di cammello". Quel termine l'aveva imparato da un film che aveva visto in televisione. La storia di un uomo che lavorava alle previsioni del tempo e che viveva una vita d'inferno. Terribile e esilarante allo stesso tempo.
Ed era per questo che le voleva bene. Le voleva veramente bene. Le era sempre stata vicina e, per quanto potesse ottenere tutto ciò che desiderava, non era mai cambiata di un briciolo. Semplice, dolce, innocente Ilaria. Così la voleva, la sua amica.
Scese giù per la rampa del centro commerciale, finalmente. Ora cominciava l'odissea per la ricerca di un parcheggio. Ilaria aveva tirato giù il finestrino e aveva lanciato la sigaretta all'esterno - Lì c'è un buco, - aveva detto indicando con la mano fuori dall'abitacolo - non fartelo sfuggire.
Maura manovrò rapida, ignorando i colpi di clacson che arrivavano dalle vetture alle sue spalle. Il ragazzo sulla Ducati sfrecciò dal suo lato mostrando il pugno ma lei era troppo attenta al parcheggio per notarlo.
Spense il motore. Erano arrivate.

(...continua)


Prosegue il mio racconto a puntate. E' ancora piuttosto acerbo e lo propongo qui proprio per conoscere il vostro parere e, magari, raddrizzare il tiro. Qui potete trovare la prima puntata.


sabato 12 aprile 2008

Travolti dalle Onde

Ritorna il racconto a puntate. Questa volta si tratta di un racconto di fantascienza a sfondo ambientale. E' un racconto di lungo respiro che... lo ammetto, potrebbe diventare anche un romanzo breve. Ad ogni modo, comincio da qui, a puntate. Poi se noterò che il suo sviluppo diventerà "importante", allora forse lo sostituirò con un altro racconto più breve. Staremo a vedere.
Il titolo di questo racconto è ancora in fase di sviluppo. Due sono i titoli in ballo, in questo momento. Travolti dalle Onde e Messaggio di Soccorso. Ciò non toglie che il titolo finale potrebbe addirittura essere ancora diverso. Come al solito, la versione che vi propongo è la primissima stesura e, leggendola, è probabile che troverete qualche erroruccio... siate pazienti, io lavoro così. Finché l'idea è fresca la fisso sulla carta, poi ci torno sopra per ripulirla e raddrizzarla.

Bando alle ciance... vi lascio al primo "pezzettino" di racconto:

Fraz. 1

La piccola vettura di colore giallo canarino si muoveva lenta nel traffico. Era sabato pomeriggio e Maura e Ilaria avevano deciso di andare a fare shopping assieme al nuovo centro commerciale. Era stato ultimato solo il mese precedente, proprio in riva al mare, di fronte ad una spiaggia dorata dove era possibile fermarsi per godere dei caldi raggi del sole dopo una bella passeggiata tra i negozi del Centro. Si chiamava Le Vele1 per via della sua forma che ricordava un gruppo di vele gonfiate dal vento marino.

Quel giorno era la festa di inaugurazione e il traffico era intenso proprio a causa delle numerose famiglie che non volevano mancare all'evento. Erano in programma spettacoli di ogni tipo, dai giovani cantanti che si esibivano gratuitamente nel palco allestito sulla spiaggia, a piccoli spettacoli teatrali per grandi e piccini.

Mentre erano in macchina, però, le due amiche discutevano animatamente. Ilaria era nervosa. Fumava nervosamente agitando la sigaretta davanti a se e aspirando come se la sigaretta che aveva tra le dita fosse stata l'ultima della sua vita. Maura annuiva silenziosa, guardava davanti a se e allo specchietto retrovisore. Aveva già abbastanza problemi nel controllare che il traffico imbizzarrito non finisse per danneggiare la sua nuova cinquecento per seguire anche i voli pindarici dell'amica. Eppure questa continuava senza fermarsi e senza accorgersi che l'amica non la stava neppure ascoltando.

- Lui mi ha detto che me la tiro, capisci? Che me la tiro! - Aveva detto Ilaria soffiando il fumo della propria sigaretta proprio in faccia all'amica - Solo perché ieri sera non stavo bene e non ho voluto... lo sai, no?

La ragazza si era voltata a guardare dal finestrino, un ragazzo aveva affiancato la cinquecento gialla con la sua ducati e aveva guardato dentro con un sorriso beffardo. Non portava il casco ma indossava una tuta integrale della Dainese rossa come la sua moto. Vedendo il viso di Ilaria rivolto verso di lui si era sentito autorizzato ad accennare un saluto, che subito lei aveva corrisposto con un dito alzato.

- Sono tutti uguali quei cazzoni. Pensano solo al sesso. Vogliono solo quello.

(...continua)

Le Vele1 - Il centro commerciale Le Vele esiste veramente. E' in Sardegna, ma si tratta di una pura coincidenza. L'ambientazione di questo racconto è completamente inventata... almeno per ora!



sabato 15 marzo 2008

Il Desiderio di Mordere

Uff! L'ebook non è ancora stato pubblicato su ebookgratis.net e, io ho un pochino di prurito alle mani, per cui, basta con gli indugi e... beh, cliccate qui per scaricare il file gratuitamente. Qui sotto, invece, una versione sfogliabile online...



sabato 8 marzo 2008

Il Desiderio di Mordere

(fraz. 4)

Uscì dall'ospedale cercando di non attirare troppo l'attenzione. Il sole stava scendendo in fretta dietro l'orizzonte. La sua luce arrivava ormai solo attraverso gli interstizi tra i palazzi e gli alberi che torreggiavano attorno all'ospedale. Seguì il marciapiedi con lo sguardo rivolto al terreno. Aveva ancora freddo, aveva ancora fame, aveva ancora sete. Camminare in mezzo alla gente non gli era facile, il profumo era intenso ed invitante. Ma era ben conscio di non potere farla franca se avesse aggredito qualcuno in campo aperto. Doveva essere prudente.
Oltrepassò un furgoncino che preparava piadine con salsiccia. L'odore della carne sulla brace lo nauseava. Intenso e privo di tutti quegli aromi che solo la carne viva poteva dare alle sue narici. Lo superò velocemente, seguì la strada e si trovò in mezzo ad una folla che attendeva l'arrivo dell'autobus. Era in pieno orario di punta. Una miriade di odori investirono il suo olfatto. Si costrinse a correre, a fuggire da tutto quel ben di Dio. Corse, corse veloce. Inconsapevole di quanto fosse veloce. Mentre si muoveva schivando i passanti praticamente fermi, osservava le auto che avanzavano lente sull'asfalto. Superò il cavalcavia del fiume Reno, quindi quello della stazione di quartiere. Giunse al bivio con via Ducati. Si fermò, incerto, esterrefatto. Come aveva fatto a percorrere tutta quella strada in così poco tempo? Alle sue spalle, l'orologio della farmacia segnava le sei di sera. Ricordava bene che, uscito dall'ospedale, aveva notato l'orologio della fermata dell'autobus segnare le cinque e cinquantanove minuti.
Si guardò attorno. Sembrava anche che nessuno avesse notato la sua corsa forsennata. Si disse di non stare troppo a pensarci. Aveva bisogno di trovare un riparo, almeno fino al giungere dell'oscurità. Decise di tornare a casa propria. Girò lungo via della Salute. Pochi minuti a piedi e fu davanti alla porta di casa sua. Una piccola villetta persa tra palazzi a tre, quattro piani. La porta era chiusa e sigillata dalla polizia. Un documento protetto da una leggera pellicola di plastica, appeso con un pezzo di nastro adesivo alla porta stessa, notificava che l'ingresso all'abitazione sarebbe stato interdetto sino al termine delle indagini degli organi competenti.


Rimango ancora in attesa della pubblicazione su ebookgratis.net. E continuo a proporvi il mio racconto a puntate. Questa che leggete, come avrò già ripetuto più e più volte, è la primissima stesura, addirittura priva di editing. Una sorta di curiosità per chi desidera conoscere i miei processi lavorativi nella formazione di una storia, una sorta di chicca per chi è in trepidazione e vuole leggere la versione definitiva. D'altra parte, visto che presto (spero) l'ebook sarà disponibile, non mi andava di mostrarvi il lavoro che sarà scaricabile gratuitamente... :-) Mi perdonate?
Se comunque, questa è la prima volta che passate di qua, la storia vi incuriosisce e, desiderate leggere anche le puntate precendenti, allora vi basta cliccare qui.

sabato 1 marzo 2008

Il Desiderio di Mordere

(fraz. 3)

Prese il soprabito di Mauro e lo infilò maldestramente. Doveva uscire da quel posto, in fretta. Presto avrebbero scoperto la sua scomparsa, presto avrebbero scoperto il corpo dell'uomo che aveva appena ucciso. Doveva allontanarsi subito.
Aprì la porta da cui era entrato Mauro. Una luce intensa trafisse i suoi occhi. Si lasciò sfuggire un gemito. Ruggì di rabbia proteggendosi le retine delicate con le mani. Poi ci fu un flash, una immagine nel suo subconscio. Un gesto vecchio di oltre otto ore. Gli occhiali da sole infilati nel taschino, il soprabito appeso nell'armadietto, una lieve imprecazione e l'inizio di una nuova giornata di lavoro.
Ricordi. Ricordi non suoi.
Quelle immagini provenivano dalla sua vittima, non sapeva come ma, si era impadronito delle sue esperienze, dei suoi ricordi, della sua vita.
Infilò una mano nella tasca interna del soprabito e vi trovò l'oggetto che cercava. Era un paio di occhiali da sole della Ray Ban. Un vecchio modello, con lenti ampie, a specchio. Li indossò immediatamente e, attraverso quel filtro artificiale, i suoi occhi poterono vedere il sole che cominciava a calare oltre l'orizzonte.
Si guardò attorno. Non era ancora all'esterno. Si trovava nel grande atrio di un ospedale. La luce proveniva dalle porte a vetri da cui la gente continuava ad entrare ed uscire a flusso continuo. Era inebriato dagli odori che pervenivano al suo olfatto. E si stupiva della perfezione di questo strumento. Osservando le persone andare e venire nel grande atrio, riusciva a capire chi era malato e chi invece no. Riusciva a distinguere tra i pasti più lauti e il cibo pericoloso, da scartare.
Rabbrividì. Pensare agli esseri umani come cibo era diventato automatico nella sua mente. Gli pareva di essere ancora se stesso ma questi mutamenti di percezione gli davano dubbi a cui non riusciva rispondere. La sua poteva essere anche solo una fase. Forse la personalità umana sarebbe andata via via affievolendosi nel tempo, fino a scomparire e a lasciare spazio ad un nuovo carattere, un nuovo essere dallo spirito predatore.


Ecco il terzo appuntamento con Il Desiderio di Mordere, un breve racconto dedicato ai vampiri. Sono lieto di annunciare che il documento finito e "ebookkato" è già stato inviato a ebookgratis.net, ci vorranno 15 giorni perché esso appaia nei loro elenchi e possa essere scaricato gratuitamente (eh..eh.. è il primo ebook che distribuisco gratis). Nel frattempo, come avrete già notato, vi ho anticipato quella che sarà la copertina.
Che ne dite? Vi piace? (Se ci cliccate sopra, dovreste poterla vedere in "grande").

sabato 23 febbraio 2008

Il Desiderio di Mordere

(fraz. 2)

La porta conduceva ad un corridoio illuminato. Strinse gli occhi per non rimanere abbagliato. Rabbrividì. Si guardò attorno e vide un telaio in acciaio con delle grucce appese. Un paio di grucce avevano appeso un camice azzurro. Ne prese uno, lo infilò maldestramente, e proseguì lento, a piedi nudi, lungo quel corridoio. Non c'erano molte porte. Il cubicolo proseguiva dritto verso una seconda porta, a circa una cinquantina di metri da lui. Qualche sedia di plastica azzurra era appoggiata ad una parete del corridoio. Qualche quadro alla parete, uno skyline di Manhattan, un faro investito dalle onde, un poster de 'Il Gigante'. Arrivò alla porta, guardò attraverso la piccola finestra. Una stanza buia. Nient'altro. Sentì lo stomaco lamentarsi. Poi ebbe un brivido di freddo. Forse sarebbe stato meglio prendere entrambi i camici. Entrò nella stanza buia. Era più piccola, con un odore di stantio. Le pareti erano rivestite da armadietti di metallo. Ovunque, tranne in posizione delle vie di accesso. Al centro della stanza erano disposte due panche. Si chiedeva come potesse vedere all'interno di quel luogo angusto. Era buio, lo percepiva. La vista normale di un uomo non avrebbe mai potuto vedere attraverso quell'oscurità. Eppure lui riusciva a vedere.Un brivido gli salì lungo la schiena. Un nuovo odore colpì le sue narici. Un profumo invitante, gustoso, dolce. Gli ricordava i biscotti che sua mamma preparava tutte le domeniche mattina, e che lui guardava crescere attraverso il vetro spesso del forno nella loro cucina.Si aprì una porta. Per un istante rimase accecato dalla luce che proveniva dall'esterno.
La voce di un uomo - Ciao Sara, ci vediamo domani.- Ciao Mauro, - la voce della donna arrivava dall'esterno - beato te che vai via.- Dai, - rise lui - sembra essere una notte tranquilla. Magari riesci anche a schiacciare un pisolino.- Se, ma vattene, va!La porta si richiuse. Ora l'odore era all'interno della stanza. Sentiva il proprio stomaco ribellarsi. Aveva fame, sete. L'istinto lo spingeva a ignorare ogni precauzione.Mauro aveva camminato sicuro verso il suo armadietto, nonostante l'ambiente era completamente buio. Aveva aperto lo sportello metallico e infilato un braccio all'interno per cercare il proprio soprabito.Gli andò alle spalle, silenzioso come un predatore. Era accecato dalla fame, non si accorse neppure di ciò che stava per fare. Con la mano destra tappò la bocca a Mauro. Lo tirò a se come se fosse stato un fuscello. La sua forza era sicuramente aumentata, ma non capiva come fosse stato possibile. Lo strinse in un abbraccio d'acciaio. Tirò la testa di Mauro all'indietro, verso di se, in modo tale da scoprire il collo. Le vene di Mauro erano grosse pulsavano. Lui si dibatteva impotente, i suoi occhi erano spalancati, spaventati. Gridava attraverso il palmo del suo aggressore ma, il suono che ne usciva era soffuso, inudibile.Aprì la bocca sfoderando denti che non pensava neppure di avere. Senza esitare un'istante, affondò i propri denti nel collo della sua vittima. Il sapore metallico del suo sangue bagnò le sue papille gustative. Ebbe un brivido di euforia. Il sapore era intenso, dolce, metallico e aspro allo stesso tempo. Succhiò avidamente. Succhiò come un bambino aspira dalla cannuccia la sua bibita preferita. Sentì la propria vittima indebolirsi, smettere di dibattersi, perdere conoscenza.
Continuò a succhiare fino a che la sua fame, la sua sete non fu placata. Poi lasciò cadere a terra il corpo esanime di Mauro.


La stesura di questo raccontino sta andando avanti velocemente. Ho paura che presto arriverò al suo epilogo e, credo, visto che è troppo lungo per un eventuale concorso e troppo corto per proporlo a chi di dovere come romanzo breve, ne farò un ebook... il mio primo ebook gratuito. Ovvio che, quando l'ebook sarà disponibile, smetterò di pubblicare a puntate la storia.

sabato 16 febbraio 2008

Il Desiderio di Mordere

(fraz. 1)

Si svegliò di colpo. Aveva freddo, un freddo insopportabile. Quando aprì gli occhi si accorse di non essere a casa sua. Sapeva di aver dormito a lungo. Forse, addirittura per una intera giornata. Era sdraiato su un tavolo di metallo. Il contatto con la sua schiena nuda era fastidioso. Non capiva dove si trovava. Una stanza piuttosto ampia, asettica, illuminata da luci deboli, diffuse. C'era un silenzio insopportabile, neppure il ronzio delle orecchie a cui si era abituato sin da piccolo, causato da un trauma al timpano destro. Una caduta in bicicletta in un parco. Incidenti da ragazzino, in pratica.
Si mise a sedere e si guardò attorno. Era completamente nudo e, qualche burlone gli aveva legato all'alluce sinistro un bigliettino. La stanza era molto ampia, attorno a lui vedeva altri tavoli di metallo, altri corpi sdraiati su di essi, alcuni coperti da un telo, altri no. Corpi. Non persone. Corpi.
Si stirò lentamente. Uno sbadiglio involontario. Rabbrividì. Aveva freddo.
Si strinse nelle spalle e si accorse di avere una cicatrice sul petto. Una cicatrice a forma di ipsilon, che partiva da sopra l'inguine e saliva sino al petto, per poi dividersi nei due rami tipici di quella lettera.
Si guardò per qualche minuto, poi si alzò dal tavolo metallico. In fondo alla stanza era presente una sorta di frigorifero con il portello trasparente. La luce interna era spenta e, il vetro faceva da specchio.
Si avvicinò e si studiò attentamente. Il suo corpo sembrava più tonico. Muscoloso, forte. Aveva un colorito strano, diafano. Ma poteva essere l'effetto di quella debole illuminazione. La cicatrice, in realtà, era una cucitura piuttosto curata. Doveva averla fatta un medico esperto.
Ebbe un nuovo brivido di freddo.
Si accorse di avere fame, di avere sete. Quando aveva mangiato l'ultima volta?
Ricordava una cena con sua moglie. Una ricorrenza. Erano in un ristorante. Non molto lontano dal frigorifero era presente una porta. Una porta di quelle che si incontrano negli ospedali, con una piccola finestra all'altezza degli occhi, in modo che chi la apre sa di non avere nessuno dietro alla porta e, non rischia di investirlo. Uscì dalla stanza. Aveva fame, doveva trovare del cibo.


Come avevo accennato qui, mi è venuta una ideuccia per un racconto sui vampiri. Una idea originale? Non so... sui vampiri, ormai, è stato scritto tutto e il contrario di tutto. Ve la propongo qui, di sabato, a puntate.